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Giudiziaria - In primo grado gli erano stati inflitti 5 anni e 8 mesi - Imputato un quarantenne - Gli abusi durante il lockdown

Patrigno fa sesso con la figliastra sedicenne, condanna ridotta a quattro anni in appello

di Silvana Cortignani
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Viterbo – Patrigno accusato dalla ex di avere violentato la figlia 16enne durante il lockdown, condanna ridotta in appello dai 5 anni e 8 mesi di carcere del primo grado a quattro anni, per la precisione 3 anni 11 mesi e 20 giorni di reclusione. 


Violenza sulle donne

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Si tratta di un quarantenne per il quale, il 20 dicembre 2022, l’accusa aveva chiesto una condanna a 12 anni di reclusione, riqualificando il reato in violenza sessuale vera e propria, articolo 609 bis del codice penale, aggravata dalla relazione di parentela e dall’età infrasedicenne della vittima. 

Ma secondo i difensori Luigi Mancini e Marco Valerio Mazzatosta, cui il collegio di primo grado ha dato ragione, si trattava invece del reato previsto all’articolo 609 quater del codice penale, ovvero atti sessuali con minore, il che, come sostenuto dai legali, non esclude il consenso.

Il secondo grado del processo, che fin dall’inizio si è giocato sulla qualificazione del reato, si è chiuso ieri davanti alla corte d’appello di Roma con un ulteriore sconto di pena per il quarantenne, residente in un centro della provincia di Viterbo.

Secondo le conclusioni della procura presso il tribunale di via Falcone e Borsellino, l’imputato avrebbe “abusato delle condizioni di inferiorità psichica dovuta al rapporto familiare e alla differenza di età”, inducendo la figliastra “dopo averle toccato il seno ed abbassato le mutandine ad un rapporto sessuale completo”. 

La presunta vittima, diventata nel frattempo maggiorenne, si era costituita parte civile un mese e mezzo prima della sentenza di primo grado al processo contro l’ex compagno della madre, anche lei parte civile contro l’uomo, che avrebbe abusato della figlia il giorno del suo sedicesimo compleanno.

Per meglio chiarire i fatti è stata disposta anche una perizia genetica, affidata dal collegio alla professoressa Marina Baldi depositata prima della discussione, che avrebbe confermato la presenza di Dna dell’imputato sulla biancheria intima della vittima. Il materiale genetico prelevato tramite tampone salivare è stato sottoposto a confronto con quelli repertati. La dottoressa Baldi è stata affiancata durante l’accertamento dai medici Pierluigi Farina per la difesa e Benedetta Baldari per le parti civili.

Silvana Cortignani


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Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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12 giugno, 2024

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