Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • YahooMyWeb
    • MySpace
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Tribunale - Imputato di maltrattamenti un sessantenne, allontanato dalla casa familiare - Dovrà risarcire la vittima, che si è costituita parte civile

Prende la moglie a scopate e le avvelena l’acqua sul comodino, 16 mesi di reclusione all’ex marito

Condividi la notizia:


Luca Chiodi

L’avvocato di parte civile Luca Chiodi

Viterbo – (sil.co.) – A processo per maltrattamenti nei confronti della moglie, un 64enne dell’Alta Tuscia è stato condannato in primo grado a un anno e quattro mesi di reclusione, con lo sconto di un terzo della pena del rito abbreviato con cui è stato processato davanti al gip Savina Poli.

Secondo l’accusa, avrebbe anche “avvelenato” l’acqua della bottiglia tenuta sul comodino dalla vittima la quale, sentendone l’odore sgradevole, si è guardata bene dal berla. 

A favore della donna, una 56enne che si è costituita parte civile con l’avvocato Luca Chiodi, è stato disposto anche un risarcimento dei danni, da quantificare in sede civile, oltre a una provvisionale di tremila euro che dovrà versarle l’ex marito.

I maltrattamenti sarebbero andati avanti per dieci anni, toccando il culmine a Ferragosto dell’anno scorso, quando è scattata la denuncia. Velocissime le indagine dei carabinieri, coordinati dalla pm Paola Conti, che in breve hanno raccolto prove sufficienti alla richiesta di giudizio immediato, accolta dal gip Rita Cialoni lo scorso mese di febbraio. Il 64enne è stato anche sottoposto a misura cautelare. 

Tra il 2013 e il 2023, oltre a insultare la moglie con espressioni e frasi colme di cattiverie e volgarità, spesso a sfondo sessuale, l’imputato, la cui aggressività peggiorava quando assumeva alcolici, una volta l’ha presa a bastonate con il manico di una scopa, colpendola all’altezza dell’occhio sinistro. 

“Mi prendeva per i capelli, mi strattonava per buttarmi per terra, mi dava della puttana, mi diceva ‘chiudi quella bocca di fogna’, mi controllava il telefono, mi seguiva quando uscivo”, ha raccontato la parte offesa, quando si è decisa a sporgere denuncia.

Oltre all’episodio del manico di scopa, l’ex marito si sarebbe spinto a chiuderla fuori casa, serrando il cancello dell’abitazione con un catenaccio, in modo da impedirle di entrare. “Ho dovuto scavalcare la recinzione”, ha denunciato la 56enne. In un’altra occasione, mentre lei si trovava a bordo della sua macchina, le avrebbe tirato dal balcone un secchio dell’immondizia, colpendo la vettura.

Un crescendo di violenza, cui ha posto fine l’intervento delle forze dell’ordine e dell’autorità giudiziaria, disponendo la misura cautelare dell’allontanamento del 64enne dall’abitazione familiare rafforzato dal braccialetto elettronico per scoraggiare pericolose tentazioni e a tutela della persona offesa.

Mercoledì, infine, a tempo di record, è arrivata anche la condanna a un anno e quattro mesi di carcere.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


Condividi la notizia:
29 giugno, 2024

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY

Test nuovo sito su aruba container https://www.tusciaweb.it/e-morta-irene-cara-vinse-loscar-per-fame-e-flashdance/