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Tribunale - Imputato di maltrattamenti in famiglia un 29enne - Vittima una giovane mamma di 27 anni - L'accusa aveva chiesto tre anni

Minaccia di sfregiarla con l’acido, condannato a 2 anni e mezzo

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Luigi Mancini

Il difensore Luigi Mancini

Viterbo – (sil.co.) – Condannato a due anni e mezzo di reclusione il 29enne pugliese sposato con una 27enne viterbese per cui l’accusa, lo scorso 14 giugno, aveva chiesto tre anni di reclusione. 

La minaccia di bruciarle la faccia con l’acido sarebbe stata una costante. Ma quando il 23 maggio dell’anno scorso la vittima è stata minacciata di morte davanti alla figlioletta di pochi anni in un bed&breakfast del Viterbese, la 27enne ha trovato il coraggio di denunciare il compagno per tutto quello che le avrebbe fatto patire a partire dal 2016, quando lei era appena ventenne.

Il processo per maltrattamenti in famiglia iniziato lo scorso mese di febbraio, celebrato col giudizio immediato in seguito alla misura cautelare del divieto di avvicinamento, si è concluso martedì davanti al giudice Giovanna Camillo. 

È finita così la lunga convivenza della coppia, durata sette anni, a Cellino San Marco, in provincia di Brindisi. La goccia che ha fatto traboccare il vaso sarebbe stato il mancato rientro al b&b da parte dell’uomo,  pregiudicato per furti, droga e armi, nonché assuntore di sostanze stupefacenti. 

Il 29enne si sarebbe allontanato e la compagna, dopo lunghe ricerche, lo avrebbe trovato sul litorale ferito e dolorante, in stato di evidente alterazione, pronto ad accusarla di essere lei la responsabile delle lesioni che, a detta sua, avrebbe riportato in uno “scontro” con un extracomunitario che lo avrebbe derubato a Roma.

Quando sarebbe arrivato a minacciarla col gesto del “ti taglio la gola” davanti alla figlia piccola, lei ha trovato il coraggio di denunciarlo e di chiudere per sempre. “Erano botte anche in gravidanza, mi prendeva a pugni e calci, minacciava di bruciarmi la faccia con l’acido”. Le minacce di tirarle l’acido sarebbero state una costante: “Nata la bambina, ha cominciato a minacciarmi di portarmi via la figlia e di ingaggiare terze persone per farmi violentare”, ha detto la ex in aula.

Il 29enne, difeso dall’avvocato Luigi Mancini, ha negato durante l’interrogatorio in aula di avere mai toccato la ex compagna, ammettendo solo i messaggi vocali e non vocali di minacce sul telefonino, anche minacce di morte, che d’altra parte sono agli atti, nonché i continui litigi con la donna. “Litigavamo perché eravamo gelosi l’uno dell’altro, ma erano litigi solo a parole e reciproci”, ha insistito, negando di averla fatta finire all’ospedale di Livigno quando era incinta e di averle fatto la posta davanti alla chiesa di Cellino con tanto di intervento dei carabinieri. 

Per lui ha testimoniato la madre, una 48enne venuta apposta da Cellino San Marco, che ha confermato le liti “scatenate dalla gelosia, perché lei era gelosa delle commesse del supermercato dove lui lavorava, ma facevano pace subito”, ammettendo qualche problema del figlio con gli stupefacenti e sottolineando di essere  tuttora in ottimi rapporti con la ex nuora e con la nipotina. 


Articoli: Minacciata di morte davanti alla figlioletta, ex rischia tre anni di carcere – Fugge dal b&b e lo denuncia, l’ex si difende: “Mai toccata, tra noi solo liti per gelosia” – In fuga dal compagno in un b&b, lo accusa: “Costretta alle maniche lunghe per coprire i lividi” – “Ti brucio la faccia con l’acido”, si è chiuso in un b&b della Tuscia il calvario di una giovane mamma


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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4 luglio, 2024

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