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Tribunale - Si è presa lei tutte le colpe - Presunta vittima una cinquantenne - Dopo la denuncia per maltrattamenti, è scappata a Londra coi figli

“Presa a bastonate da mio marito, anzi no”, lo fa assolvere ma ora rischia la falsa testimonianza

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Il giudice Jacopo Rocchi

Il giudice Jacopo Rocchi

La pm Paola Conti

La pm Paola Conti

Fabrica di Roma – (sil.co.) – Finita al pronto al pronto soccorso dell’ospedale Andosilla di Civita Castellana con una prognosi di 40 giorni, al processo ritratta le accuse contro il marito che viene assolto dall’accusa di maltrattamenti in famiglia e lesioni aggravate. Ora rischia di essere processata lei, per falsa testimonianza.

Ieri il collegio presieduto dal giudice Jacopo Rocchi, su richiesta della pm Paola Conti, assolvendo l’ex marito, difeso dall’avvocato Nicoletta Rampiconi, ha disposto il rinvio degli atti per verificare la sussistenza del reato di falsa testimonianza.

Nonostante i plurimi “avvisi” la donna, una 52enne d’origine romena venuta apposta da Londra dove si è rifugiata due anni fa coi figli, non ha sentito ragioni, negando di essere stata presa bastonate il 23 ottobre 2022, un sabato pomeriggio, e prendendosi lei tutte le colpe.

“Lui mi ha solo dato una spinta perché ero ubriaca, nascondevo le scatole di vino per bere di nascosto, sono caduta per le scale, non è vero che mi ha preso a bastonate, non è vero che mi picchiava sempre. l’ho detto ai carabinieri per vendetta”, ha insistito, spiegando che quando il giovedì successivo ha fatto in fretta e furia le valigie per andare a Londra coi figli, già stava bene. 

Ai carabinieri, allertati dai sanitari, aveva confessato di essere stata sempre picchiata in trenta anni di matrimonio: “Se non obbedisco mi picchia, ma in ospedale dico sempre che sono caduta dalle scale. Ma in realtà stavolta mi ha preso a  bastonate sul fondoschiena e a pugni su braccia, collo e testa”.

Pm e giudici le hanno fatto notare l’incompatibilità delle plurime lesioni riportate con una caduta per le scale e l’assenza nel referto di qualunque accenno al fatto che  lei fosse in stato di alterazione alcolica.

La 52enne avrebbe riportato, tra le altro cose, anche una vistosa e grave contusione all’occhio destro. All’Andosilla, inoltre, è stata accompagnata solo dopo molte ore, alle due e mezza di notte, da alcuni amici e non dal marito, che avrebbe dovuto soccorrerla se fosse caduta sotto i suoi occhi.

Non c’è stato verso. Neanche quando il collegio le ha chiesto perché piangesse tanto.

Ha continuato a dire “colpa mia, colpa mia” tutto il tempo, come un disco rotto. Sembra che con l’ex marito avessero parlato a lungo nella stanzetta dei testimoni, senza che nessuno se ne accorgesse prima dell’udienza. Fatto sta che l’imputato, a fronte di tanta plateale ritrattazione, non poteva che essere assolto. Ma la ex ora rischia di finire lei sotto processo per falsa testimonianza. 


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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17 luglio, 2024

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