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Tribunale La vittima cinquantenne viterbese difesa dalla figlia adolescente - Nel vivo l'ennesimo processo per maltrattamenti in famiglia

“Quando il padre è tornato a casa all’alba coperto di sangue, io e mia figlia abbiamo detto basta…”

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Viterbo - Polizia e ambulanza a San Faustino - Immagine di repertorio

Viterbo – Polizia e ambulanza – Immagine di repertorio

Viterbo – (sil.co.) – Dopo 18 anni di convivenza e una figlia insieme, lo ha lasciato la mattina che è tornato a casa all’alba tutto insanguinato dopo l’ennesima notte brava senza nemmeno dirle che stava uscendo.

Ha chiamato l’ambulanza, poi si è recata in questura con la figlia quindicenne e lo ha denunciato per maltrattamenti in famiglia. Era il 7 luglio 2022. Il 14 luglio il compagno, diventato nel frattempo ex, è stato colpito dalla misura dell’allontanamento.

“Mi sono accorta che non c’era quando ha cominciato a scampanellare senza sosta da sotto. Mi sono affacciata ed era lui, coperto di sangue. Mi ha detto che era caduto dal motorino.  A quel punto ho detto basta”, ha spiegato martedì al collegio una cinquantenne viterbese, vittima con la figlia di quell’uomo che un paio di anni dopo la nascita della bambina avrebbe iniziato a fare uso di cocaina. 

L’episodio che ha posto fine alla lunga relazione della coppia è avvenuto in pieno centro, a pochi passi da piazza del Comune. L’imputato è difeso dall’avvocato Vania Bracaletti. “Gli stipendi sparivano, non riusciva a tenere un lavoro, veniva licenziato, ero io che lo mantenevo ma lui mi dava della mantenuta, mi si faceva sotto coi ogni chiusi e prendeva a cazzotti i mobili. Sempre peggio, con sempre maggiore violenza. Quando è tornato a casa insanguinato, è stata la fine”, ha proseguito.

Quell’ultima mattina d’estate di due anni fa, l’imputato fu portato a Belcolle in ambulanza dal 118.

“Diventava di giorno in giorno sempre più aggressivo nei nostri confronti, nostra figlia si metteva in mezzo per difendermi, un giorno mi ha detto ‘mamma così non possiamo andare avanti'”, ha proseguito la donna, spiegando come hel frattempo si fosse aggiunto l’alcol alla cocaina.

Il processo riprenderà a gennaio con la testimonianza della figlia della coppia.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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18 luglio, 2024

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