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Viterbo – Suicida dopo l’amore virtuale con una “fidanzata fantasma”, nuovo appello di Chi l’ha visto a due anni dalla morte del camionista 43enne che avrebbe dato alla “donna” 70mila euro in otto anni. Sul caso indaga la procura di Siena. A Milano altra inchiesta per la morte di un 59enne. A Orte indagata una trentenne.
Risale ad appena una settimana fa la notizia che la polizia postale ha sgominato una banda di falsi corteggiatori online, tra i cui sette indagati figura anche una trentenne africana di Orte, a casa della quale sono state trovate carte prepagate usate per riciclare i soldi delle vittime delle truffe.
I social network erano il loro terreno di caccia. I truffatori utilizzavano di volta in volta falsi profili. Guadagnata la confidenza della vittima, iniziavano le richieste di denaro, motivate da necessità personali e difficoltà economiche. Il denaro veniva poi trasferito e monetizzato in paesi dell’Africa centrale: Costa d’Avorio, Etiopia e Burkina Faso oltre che in stati europei come Francia, Belgio, Austria e Cipro.
“Truffe romantiche” online, sgominata banda di falsi corteggiatori
Tra le presunte vittime delle cosiddette “truffe romantiche”, anche il camionista Simone Casini – il 43enne di Vivo d’Orcia che il 19 febbraio 2021 investì e uccise ad Acquapendente una donna appena scesa dal pullman, i cui genitori sono assistiti dall’avvocato Enrico Valentini – che il 27 luglio 2022 è stato trovato morto nel suo mezzo a Isola d’Arbia.
Il 27 luglio, nel giorno del secondo anniversario della scomparsa di Simone Casini, sulle pagina Facebook dei Chi l’ha visto si faceva nuovamente appello a chi abbia informazioni utili.
Secondo la famiglia dietro il gesto ci sarebbe un “fidanzamento” virtuale durato otto anni con una sedicente infermiera 28enne d’origine spagnola, cui l’uomo avrebbe versato nel tempo qualcosa come 70mila euro, senza averla mai incontrata nella vita reale.
La scorsa primavera, dopo l’appello a Chi l’ha visto, la procura di Siena ha aperto un fascicolo per istigazione al suicidio contro ignoti, affidato alla pm Valentina Magnini.
Gli investigatori toscani nel frattempo hanno individuato la persona che si celava dietro i profili con i quali lui era in contatto. Ma non sono emersi elementi utili per ipotizzare altri reati, “in particolare non sono emerse condotte connotate dal fine profitto”.
Nei giorni scorsi – dopo il ritrovamento nell’Adda del corpo di Gianfranco Bonzi, il 59enne scomparso il 23 marzo che si sarebbe ucciso in seguito a una truffa romantica, la truffa della finta Dua Lipa – sulla vicenda di Simone Casini è intervenuta Acta, l’associazione torinese che si occupa delle vittime di raggiri informatici, parlando di “bande di malavitosi che stanno dietro a queste manipolazioni affettive. Gente senza scrupoli né valori”.
Su Chi l’ha visto il post del figlio Luca che ha effettuato il riconoscimento: “Mi sento sereno e distrutto. Riposa in pace papà non importa cosa hai fatto. Ti ameremo tutti per sempre, non soffrire più”. Sulla sua scomparsa la procura di Milano indaga per istigazione al suicidio contro ignoti.
Silvana Cortignani
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


