Siena – (sil.co.) – Camionista impiccato nel rimorchio, rintracciata la “fidanzata fantasma”.
È stato aperto un fascicolo sulla morte di Simone Casini, si indaga per istigazione al suicidio. Presunta vittima l’autotrasportatore dell’Amiata che il 19 febbraio 2021 ad Acquapendente investì e uccise una donna appena scesa dal bus.
La procura di Siena ha aperto un fascicolo, affidato alla pm Valentina Magnini, sul caso della morte di Simone Casini, il camionista 43enne di Vivo d’Orcia, i cui genitori sono assistiti dall’avvocato Enrico Valentini, che il 27 luglio 2022 è stato trovato morto nel suo mezzo a Isola d’Arbia.
Il padre e la madre sono stati sentiti il 28 maggio dal magistrato, dopo l’appello a Chi l’ha visto?. L’ipotesi è istigazione al suicidio. Il 43enne sembra avesse scoperto di essere rimasto vittima di un raggiro telematico di tipo sentimentale. Convinto di chattare e di essere fidanzato con una giovane spagnola, una sedicente infermiera mai incontrata nella vita reale, le avrebbe fatto avere in otto anni una somma intorno ai 70mila euro.
“Ho delle idee perché ai numeri di telefono corrispondono nomi. Non penso fosse solo un gioco”, dice Valentini.
La procura di Siena, attraverso una nota, fa sapere che le indagini svolte finora “hanno portato alla certa individuazione della persona che si celava dietro ai profili virtuali con i quali il Casini intratteneva frequentazioni telematiche e telefoniche”.
“Al momento – si legge ancora nel comunicato – non sono emersi elementi che possano consentire di ipotizzare la sussistenza di altri reati (in particolare non sono emerse condotte connotate dal fine profitto) e le indagini proseguono per ulteriori approfondimenti del caso”.
I familiari, come è noto, chiedono la riesumazione della salma e che sia fatta l’autopsia. “Non fu fatta l’autopsia e il camion non fu sequestrato – dice ancora Valentini – ma il cadavere poggiava i piedi sul pianale, aveva gli occhiali sulla testa e aveva guanti da lavoro in mano. Nel verbale d’ispezione del medico legale si legge che aveva un solco nel collo di un centimetro e mezzo, ma la cinghia che avrebbe usato era larga cinque centimetri. Troppi particolari che non tornano”.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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