Viterbo – (sil.co.) – Invece di versare i contanti dei clienti in cassa se li sarebbe tenuti. Per questo un corriere è finito a processo davanti al giudice penale, per essersi appropriato di una somma di poco superiore a duemila euro, dopo che il titolare aveva lungamente soprasseduto in cambio della promessa restituzione. “Faceva un pianterello e i soldi ce li mettevo io”, ha spiegato la vittima in tribunale. Si sarebbe volatilizzato dopo le dimissioni volontarie.
Viterbo – Un’aula del tribunale
A denunciarlo il responsabile per Viterbo di un’azienda nazionale specializzata in consegne, che nel capoluogo impiega una novantina di autisti, dipendenti di ditte esterne che forniscono a loro volta personale per il servizio.
Al centro del processo le spedizioni in contrassegno, per le quali il mittente autorizza il corriere a riscuotere il pagamento della merce spedita al momento della consegna del pacco.
I mancati incassi, che il responsabile ha dovuto colmare di tasca propria,vanno da dicembre 2019 a gennaio 2020, quando il corriere si è licenziato, senza restituire il maltolto, come emerso giovedì dalla testimonianza della parte offesa davanti al giudice Giovanna Camillo.
“Come tutti gli altri corrieri, anche lui la mattina usciva per le consegne per poi rientrare la sera, quando sistematicamente consegnava le ricevute senza consegnare gli incassi dei pagamenti in contanti da parte dei clienti, accampando i motivi più svariati, anche che la madre era malata e ogni mese doveva fare una puntura che da sola costava 500 euro”, ha spiegato la parte offesa.
“Faceva un pianterello, promettendo che avrebbe restituito i soldi e io ogni volta soprassedevo. Consideri che ogni giorno i corrieri rientravano con somme complessive attorno ai cinquemila euro. Le sue erano piccole cifre, per cui mi sentivo di contare sulla sua buonafede”, ha spiegato il titolare.
“Quando si è dimesso ho fatto i conti, scoprendo che aveva accumulato un debito di 2.269, 09 euro, come provano le ricevute di consegna. Inoltre si era messo a vendere delle cose online per conto suo, che poi spediva tramite il nostro corriere espresso, senza avere mai pagato una fattura. Ha lavorato per noi un paio di anni, lamentando sempre difficoltà economiche e io l’ho sempre aiutato, anche con soldi miei che non mi sono mai tornati. Non gli abbiamo mai contestato niente perché siamo stati troppo buoni, o troppo c… “.
“L’unica cosa che abbiamo fatto, è stato fargli scrivere dall’avvocato, l’ultima volta l’11 marzo 2020, poi il 27 marzo di quattro anni fa l’ho denunciato. Nel frattempo era sparito e non si è mai più fatto vivo”.
Al termine dell’udienza il difensore Marco Alunni ha chiesto al giudice se fosse possibile fissare un’udienza ancora per sentire la versione dell’imputato, che non era presente in aula. Se ne riparla a maggio, quando è prevista anche la sentenza.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY