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Baby squillo a San Faustino, quattro anni di carcere allo sfruttatore

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Viterbo – Baby squillo a San Faustino, condannato a quattro anni e un mese di carcere lo sfruttatore.


Viterbo - Operazione Libertà - L'arrestato F.I.

Viterbo – Operazione Libertà – L’arrestato F.I.


La pm Paola Conti, titolare del fascicolo sfociato nel 2015 nell’operazione “Libertà”, aveva chiesto quattro anni e mezzo di reclusione. Il collegio del tribunale di Viterbo, sentito il difensore Luigi Mancini, gli ha fatto uno “sconto” di cinque mesi in primo grado.

Era il 17 maggio di nove anni fa quando l’imputato, il 45enne romeno I.F., fu arrestato con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione anche minorile – tra Viterbo e Terni – assieme a una coppia di connazionali, con cui avrebbe gestito un giro di giovanissime prostitute, tra cui la nipote minorenne della donna finita in manette.

Marito e moglie, condannati in primo grado rispettivamente a 9 anni e a 7 anni di reclusione col rito abbreviato nel marzo 2016, sono stati condannati in appello a 3 anni e otto mesi e 3 anni e quattro mesi col solo obbligo di firma a marzo 2017. Tempi decisamente più lunghi per definire la posizione del 45enne, che ha scelto il rito ordinario, senza lo sconto di un terzo della pena dell’abbreviato.

L’uomo, che secondo l’accusa si sarebbe occupato di marketing e logistica, è stato sentito in tribunale lo scorso 17 settembre, quando ha negato tutto, fornendo una versione alternativa dei fatti, dicendosi “innamorato” di una delle prostitute e di non avere mai preso un centesimo: “I soldi semmai me li levavano”. 

Un business da decine di clienti al giorno. Il prezzo delle prestazioni sessuali, secondo l’accusa variava dai 50 ai 200 euro. Con possibilità del più costoso servizio a domicilio, se il cliente lo richiedeva.

Secondo gli investigatori avrebbe accompagnato una prostituta da un cliente che voleva la prestazione a Montefiascone, avrebbe sollecitato le ragazze a fare presto se c’erano clienti in attesa (“muoviti che c’è uno sotto” o “se non ti sbrighi, salgo e meno te e lui”), avrebbe dato disposizioni sul tipo di rapporto da consumare (“sesso orale”), si sarebbe spaventato scoprendo di essere stato fotografato dagli investigatori che lo seguivano.  

Il giorno successivo all’arresto, il terzetto, sentendo sul collo il fiato dei carabinieri, sarebbe stato pronto a tornare in patria per sfuggire alle manette.

Silvana Cortignani


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Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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