Tuscania – (sil.co.) – Rubano abiti usati dai cassonetti gialli, assolti perché destinati alle bancarelle e non ai poveri. È emerso a sorpresa che gli addetti della cooperativa sociale vendevano per il “riuso” il vestiario ritirato. A tutela dell’ambiente e non dei meno abbienti.
Cassonetti gialli per gll indumenti usati
Sorpresi a rubare vestiti usati dai cassonetti gialli, finiscono a processo con l’accusa di furto aggravato dal fatto che la refurtiva era destinata ai poveri, quindi di pubblica utilità.
Ieri sono stati assolti perché si è scoperto che indumenti e accessori usati erano in realtà destinati alla vendita e a finire sulle bancarelle dei mercati e non ai poveri.
A processo davanti al giudice onorario Silvia Bartollini una coppia, difesa dall’avvocato Elisa Fornaro, sostituita in udienza dalla collega Patrizia Ruzzi.
Dirimente la testimonianza della parte offesa, finalmente sentita in aula dopo ben tre precedenti rinvii, ovvero la presidente di una cooperativa sociale di Roma che, secondo l’accusa, nel 2019 si sarebbe occupata di ritirare il vestiario usato dai cassonetti gialli di Tuscania e altre località per poi regalarlo ai poveri.
E qui è arrivata la sorpresa. “La cooperativa sociale che presiedo – ha spiegato la teste – si occupa della raccolta differenziata di abiti usati, che poi vengono rivenduti. Non li regaliamo ai poveri, ma generano profitto e sono destinati agli ambulanti che a loro volta li rivendono sulle bancarelle dell’usato nei mercati”.
La onlus si occupa di riciclo e riuso per la tutela dell’ambiente, nell’ambito di un progetto di raccolta differenziata di indumenti usati ed accessori di abbigliamento tramite la raccolta permanente di abiti, scarpe, tende, borse, biancheria, maglieria e cappelli, che passa per l’appunto dai cassonetti gialli. occupandosi dello stoccaggio e delle attività di recupero. Ma niente che vada ai poveri.
Ergo, è caduta l’aggravante della pubblica utilità che aveva consentito la prosecuzione del processo nonostante la mancanza di denuncia da parte della presidente della cooperativa sociale.
Ragione per cui, come chiesto da accusa e difesa, il giudice, applicando la riforma Cartabia, ha disposto il non luogo a procedere ex articolo 129 codice procedura penale, per estinzione del reato per mancanza di querela da parte della persona offesa.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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