Viterbo – (sil.co.) – Stava tranquillamente chiacchierando con un’amica seduto al tavolino di un bar di San Pellegrino, quando un tipo che conosceva solo di vista gli si sarebbe avvicinato con una bottiglia di birra in mano e dopo avergli fatto un sorriso gliela avrebbe spaccata sulla faccia.
Viterbo – Un’aula del tribunale
A raccontare l’accaduto al giudice Jacopo Rocchi, a distanza di ben cinque anni dall’episodio, è stata ieri la stessa vittima, un 49enne che ancora oggi dice di non spiegarsi il perché della violenta aggressione da parte dell’imputato.
“Era una sera di maggio del 2019, tra le 20,45 e le 21. Io e la mia amica stavamo seduti a un tavolo all’interno del locale, che nel frattempo ha chiuso, vicino alla portafinestra. A un certo punto è entrato uno di fretta con una bottiglia di birra in mano, ha dato un’occhiata alla donna, quindi si è rivolto verso di me con un sorriso e me l’ha sbattuta in faccia”, ha spiegato la parte offesa.
“Mi ha sferrato la bottigliata sul volto all’improvviso, senza che avessi il tempo di scansarmi, tagliandomi sullo zigomo destro e ferendomi anche alla mano destra con cui tenevo il bicchiere, che si è rotto a causa della violenza del colpo riducendosi in cocci di vetro”, ha proseguito il 49enne.
La vittima ha quindi ribadito di non avere idea del movente dell’aggressione: “L’imputato è uno che conosco di vista, perché è uno che gira parecchio e a Viterbo è facile da incontrare”. A gennaio la prossima udienza.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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