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Tribunale - Grazie alla rete di donne connazionali, che la aiutano, riesce a rifarsi una vita

Scappa dalla guerra in Ucraina, ma si ritrova prigioniera del marito che la riempie di botte

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Nepi – (sil.co.) – Scappa dalla guerra in Ucraina, ma in Italia si ritrova prigioniera del marito che la riempie di botte. Grazie alla rete di donne connazionali che la aiutano, riesce a fuggire di nuovo e a rifarsi una vita. Protagonista un’ucraina fuggita dal conflitto con la Russia del 2014, che sarebbe stata  picchiata e perfino privata del cibo dall’ex compagno, a processo davanti al giudice Daniela Rispoli. I fatti sono avvenuti a Nepi, tra il 2015 e la fine del 2016.


Una pattuglia dei carabinieri

Una pattuglia dei carabinieri


“L’ho conosciuta, perché cercava lavoro e un’amica, anche lei ucraina, me l’ha presentata. Mi colpì il fatto che fosse magrissima e pallida, non di una magrezza naturale, ma come se non mangiasse abbastanza. Poi cominciai a insospettirmi perché si comportava in modo strano”, ha spiegato in tribunale la connazionale che per prima ha preso a cuore il caso.

“Una volta che era a pranzo da me, hanno bussato alla porta e lei si è chiusa dentro un armadio. Ho pensato ai traumi della guerra. Un’altra volta, che provavamo dei vestiti con le amiche, lei per cambiarsi si è chiusa a chiave in un’altra stanza, tanto che le abbiamo detto ‘ma siamo tutte donne…’. Quando la chiamava il marito al telefono, invece, tremava tutta e poi correva di corsa a casa impaurita“, ha proseguito.

Quindi l’episodio che ha messo in moto la macchina della solidarietà. “Era sparita da quattro giorni, quando è tornata era tutta truccata e aveva un fondotinta pesantissimo, sotto il quale si vedeva il blu del livido che aveva all’occhio, blu che si intravedeva anche tra il polso e la mano, nel punto dove era scoperta. Ha ammesso che prendeva le botte dal marito, per cui le ho detto ‘leva sto trucco e andiamo all’ospedale‘. La sera siamo andate dai carabinieri, ma era chiuso, per cui è rimasta a dormire da me, per andarci la mattina dopo. Ha passato la notte a piangere”.

L’ultimo atto è stata la denuncia presentata presso la caserma carabinieri di Civita Castellana, dopo di che è scappata. “Ha cambiato il numero di telefono, poi ha preso il pullman ed è andata a Roma, a casa di una connazionale che le ha messo a disposizione una stanza, ha trovato un lavoro e ha iniziato la sua nuova vita”, ha concluso la testimone. 

Il processo riprenderà a dicembre. 


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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7 ottobre, 2024

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