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Corte di appello - Violenza su minori - Accolta la richiesta della difesa dell'imputato, un 54enne condannato in primo grado a cinque anni e quattro mesi

Accusa il “patrigno” di averla stuprata a nove anni, a 22 anni dovrà testimoniare al processo bis

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Samuele De Santis

Il difensore Samuele De Santis

Viterbo – (sil.co.) – Tra il 2011 e il 2013 avrebbe abusato in un centro della provincia di Roma di una bambina di nove anni, toccandola e facendosi toccare nelle parti intime, consumando con la minore anche rapporti orali e rapporti sessuali completi. 

Per questo un 54enne della provincia di Viterbo è stato condannato in primo grado dal tribunale di Tivoli a una pena di cinque anni e quattro mesi di carcere. Adesso la corte di appello, cui ha fatto ricorso il difensore Samuele De Santis, ha deciso di riascoltare la parte offesa, nel frattempo non più minorerenne ma ormai una donna di 22 anni, fissando un’udienza ad hoc a gennaio.

Secondo l’avvocato De Santis, che ne ha messo in discussione la condotta di vita, la madre non sarebbe stata all’altezza del ruolo “attraverso le vicende sentimentali e abitative della medesima con gli uomini a cui si accompagnava nel tempo”. Non potendo la sentenza “individuare un tempo e un luogo certo del commissi delicti”

A scoprire i presunti abusi una professoressa delle medie che aveva dato alla classe il tema “Scrivi una lettera indirizzata a chi vuoi tu e raccontami di te e di ciò che ti sta più a cuore in questo momento della tua vita”. Era il 2015 e la ragazzina chiese alla docente di leggere subito il tema in cui aveva raccontato una “vicenda personale”, riferendo di essere stata violentata a nove anni dal compagno della madre. 

Sarebbe così emerso che la minore tempo prima si era già confidata con la madre, che le aveva promesso di non dirlo a nessuno, lasciando il compagno, che non sarebbe stato né il primo né l’ultimo convivente dopo la separazione dal padre della figlia. Nel 2016 la versione della ragazza è stata cristallizzata in sede di incidente probatorio. Il 27 gennaio 2017 il 54enne, giudicato col rito abbreviato, è stato condannato dal gip del tribunale di Tivoli a una pena di cinque anni e quattro mesi di reclusione, con lo sconto di un terzo della pena. 


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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18 novembre, 2024

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