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Viterbo - Il magistrato Carlo Maria Scipio ieri sera in cattedrale al termine della fiaccolata della legalità organizzata dalla diocesi - Sull'altare la camicia intrisa di sangue del beato assassinato ad Agrigento nel 1990 - FOTO E VIDEO

“Il sangue del giudice Rosario Livatino è stato sparso per tutti quanti noi”

di Daniele Camilli
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Viterbo - La reliquia del giudice Rosario Livatino

La reliquia del giudice Rosario Livatino


Viterbo – “Il sangue del giudice Rosario Livatino è stato sparso per tutti quanti noi”. Il magistrato Carlo Maria Scipio, ieri sera nella cattedrale di piazza San Lorenzo dove ha tenuto l’intervento conclusivo della fiaccolata della legalità Sempre liberi e indipendenti organizzata dall’ufficio pastorale sociale e politica e dall’ufficio legalità della diocesi di Viterbo.

Un discorso, quello del magistrato Scipio, che ha incarnato lo spirito e i valori repubblicani e democratici della costituzione e del paese per rendere omaggio alla figura di Livatino, ucciso ad Agrigento il 21 settembre 1990.

“Beato della chiesa cattolica – sottolinea Scipio -, martire della fede e della giustizia”.


Viterbo - La fiaccolata della legalità per ricordare i valori del giudice Rosario Livatino

Viterbo – La fiaccolata della legalità per ricordare i valori del giudice Rosario Livatino


Una fiaccolata partita da piazza del Comune, dove la reliquia di Livatino, la camicia intrisa di sangue che indossava il giorno in cui fu assassinato, è stata accolta nel pomeriggio dal prefetto Gennaro Capo. Poco prima, a darle il proprio saluto, anche il prefetto Luigi Silipo, nella sede della questura di via Maresciallo Romiti, scortata dalla polizia di stato e dalla polizia locale. Accompagnata da don Gero della diocesi di Agrigento. Con loro anche il vescovo Orazio Francesco Piazza, il vicario generale don Luigi Fabbri, il vicario delegato alla cultura don Massimiliano Balsi, il responsabile della comunicazione don Emanuele Germani e il cappellano della polizia don Flavio Valeri.

Ieri il primo giorno di una Peregrinatio che si concluderà domani in mattinata.



“Rosario Livatino è un esempio di vita – dice Scipio -. Un esempio che dà a tutti quanti noi la possibilità di superare ogni forma di modello malavitoso che le mafie tentano di imporci. la vita dell’uomo è invece sacrificio e rispetto totale della legalità e dei valori democratici”.


Viterbo - Il magistrato Carlo Maria Scipio

Viterbo – Il magistrato Carlo Maria Scipio


Una marcia silenziosa, preceduta da uno striscione con su scritto “Sempre liberi e indipendenti”, che da piazza del Comune, sfidando il freddo, ha poi raggiunto il duomo, passando per via San Lorenzo e piazza della Morte.


Viterbo - La fiaccolata della legalità per ricordare i valori del giudice Rosario Livatino

Viterbo – La fiaccolata della legalità per ricordare i valori del giudice Rosario Livatino


“La chiesa – prosegue Scipio – ha recuperato in modo potente la figura di Livatino, sottolineando che tra fede e giustizia non c’è alcuno spartiacque. Non c’è bisogno di alcun decalogo per sapere che non bisogna fare del male agli altri. L’uomo vero realizza se stesso nel pieno rispetto dei diritti dell’altro”.


Viterbo - Il vescovo Orazio Francesco Piazza

Viterbo – Il vescovo Orazio Francesco Piazza


Assieme a Scipio ci sono il vescovo Piazza, il prefetto Capo, il questore Silipo, la sindaca Chiara Frontini, il comandante della guardia di finanza Carlo Pasquali, i rappresentanti delle forze dell’ordine, l’alfiere della Repubblica e senatrice accademica dell’università degli studi della Tuscia Lucia Ferrante, il consigliere comunale Paolo Moricoli, i sacerdoti della diocesi e tanti giovani.


Viterbo - La fiaccolata della legalità per ricordare i valori del giudice Rosario Livatino

Viterbo – La fiaccolata della legalità per ricordare i valori del giudice Rosario Livatino


“Dobbiamo inoltre recuperare – prosegue Scipio – un criterio educativo corretto. Non se ne può più di telegiornali che raccontano fatti tremendi che vedono come protagonisti giovani ragazzi. È necessaria un’educazione che riscopra e ponga al centro dell’esistenza i valori fondamentali dell’individuo. Valori e principi che si basano sul rispetto di se stesso e degli altri. Bisogna rieducare gli educatori con una serie di interventi seri. E l’esempio che ci dà Livatino è una testimonianza preziosa e fondamentale”.

“La giustizia ha bisogno di un’anima – commenta il vescovo Piazza -. Dobbiamo ispirarci a Livatino, un giovane che ha resto straordinario l’ordinario. Un giovane che è modello di vita, in un contesto in cui l’indifferenza caratterizza il nostro vivere quotidiano. Per essere credibili dobbiamo essere riconoscibili, come lo è stato il giudice Livatino”.


Viterbo - La senatrice accademica Lucia Ferrante

Viterbo – La senatrice accademica Lucia Ferrante


Ad intervenire anche la senatrice accademica Lucia Ferrante. “Combattere la mafia – spiega Ferrante – non può essere solo compito delle istituzioni. Serve costruire una rete di antimafia sociale che coinvolga partiti, sindacati, associazioni e singoli cittadini”.

“Fare antimafia sociale – continua Ferrante – significa immaginare una società solidale, basata sulla cooperazione, non sulla competizione sfrenata. Ed è fondamentale che questo messaggio di legalità e giustizia parta dalle scuole, dai luoghi di formazione e di cultura, dove si può insegnare il valore della collettività, del rispetto reciproco e della partecipazione attiva”.


Viterbo - Don Massimiliano Balsi

Viterbo – Don Massimiliano Balsi


“Per dare una possibilità concreta a questa visione – conclude infine la senatrice accademica – è essenziale garantire a tutti il diritto allo studio e un’educazione accessibile. I luoghi del sapere devono essere inclusivi, altrimenti continueremo a creare spazi che escludono, lasciando che il sistema mafioso si sostituisca a ciò che dovrebbero rappresentare le istituzioni, le associazioni, e la vera collettività”.


Viterbo - La fiaccolata della legalità per ricordare i valori del giudice Rosario Livatino

Viterbo – La fiaccolata della legalità per ricordare i valori del giudice Rosario Livatino


Il Beato Rosario Angelo Livatino venne ucciso il 21 settembre 1990 sulla Ss 640 Caltanissetta-Agrigento in corrispondenza del viadotto Gasena (in territorio di Agrigento) mentre si recava, senza scorta, in tribunale, per mano di quattro sicari assoldati dalla Stidda agrigentina, organizzazione mafiosa in contrasto con Cosa nostra. Era a bordo della sua vettura, una vecchia Ford Fiesta color amaranto, quando fu speronato dall’auto dei killer. Tentò disperatamente una fuga a piedi attraverso i campi limitrofi ma, già ferito da un colpo a una spalla, fu raggiunto dopo poche decine di metri e freddato a colpi di pistola.

Papa Giovanni Paolo II definì Livatino “martire della giustizia e indirettamente della fede”. È grazie a questa definizione che Viterbo lo accoglierà e dedicherà due giorni di incontri di riflessione e preghiera e conferenze proprio per sensibilizzare la nostra comunità.

Daniele Camilli


Video: La marcia per ricordare i valori del beato Rosario Livatino

– Il questore Luigi Silipo: “Dobbiamo riconoscerci tutti nella vita del beato Rosario Livatino”


Il giudice Rosario Livatino

Il giudice Rosario Livatino


Chi è il Beato Rosario Angelo Livatino
 
Rosario Livatino nacque a Canicattì nel 1952, figlio di Vincenzo Livatino – impiegato dell’esattoria comunale – e di Rosalia Corbo. Conseguita la maturità presso il locale liceo classico Ugo Foscolo, dove s’impegnò nell’Azione Cattolica, nel 1971 si iscrisse alla Facoltà di Giurisprudenza di Palermo, presso la quale si laureò cum laude nel 1975, con il professore Antonio Pagliaro.

Nel 1979 diventò sostituto procuratore presso il tribunale di Agrigento e ricoprì la carica fino al 1989, quando assunse il ruolo di giudice a latere.

Come sostituto procuratore della Repubblica si occupò fin dagli anni ottanta di indagare non soltanto su fatti di criminalità mafiosa ma anche di tangenti e corruzione. Nel 1982 aprì un’indagine sulle cooperative giovanili di Porto Empedocle, in particolare sui criteri con cui erano finanziate dalla Regione Siciliana. Inoltre, in base a una sua intuizione, la Procura di Agrigento aprì un’inchiesta su un giro di fatture false o gonfiate per circa 52 miliardi di lire che gli imprenditori catanesi Carmelo Costanzo, Mario Rendo, Gaetano Graci e altri ottenevano in tutta la Sicilia dalle ditte subappaltatrici per opere mai eseguite o appena cominciate; per competenza l’indagine passò, poi, a Catania e a Trapani.

Nella sua attività si era occupato di quella che sarebbe esplosa come la Tangentopoli siciliana, utilizzando tra i primi lo strumento della confisca dei beni ai mafiosi.

Venne ucciso il 21 settembre 1990 sulla SS 640 Caltanissetta-Agrigento in corrispondenza del viadotto Gasena (in territorio di Agrigento) mentre si recava, senza scorta, in tribunale, per mano di quattro sicari assoldati dalla Stidda agrigentina, organizzazione mafiosa in contrasto con Cosa nostra.[12] Era a bordo della sua vettura, una vecchia Ford Fiesta color amaranto, quando fu speronato dall’auto dei killer. Tentò disperatamente una fuga a piedi attraverso i campi limitrofi ma, già ferito da un colpo a una spalla, fu raggiunto dopo poche decine di metri e freddato a colpi di pistola.


Programma della peregrinatio nella diocesi nella diocesi di Viterbo

Giovedì 14 novembre

Ore 15.00: Questura di Viterbo
– Saluto del Questore Dr. Luigi Silipo  
– scorta verso Piazza del Comune
Ore 16.00: Prefettura di Viterbo –  Incontro con il mondo Politico del territorio
– Accoglienza
– Saluto del Vescovo Mons. Orazio Francesco Piazza
– Intervento del Prefetto Dr. Gennaro Capo
 – Intervento del Dott. Giuseppe Notarstefano Presidente Nazionale dell’ ACI “La Testimonianza Civile di un Laico Cristiano”
Ore 21.00: Fiaccolata della Legalità “Sempre liberi e indipendenti” organizzata dall’Ufficio Pastorale sociale e politica e dall’Ufficio Legalità
– Introduzione dell’Alfiere della Repubblica Lucia Ferrante
– Partenza da Piazza del Comune, marcia silenziosa, arrivo a Piazza San Lorenzo.
– Intervento conclusivo del Magistrato Dott. Carlo Maria Scipio
– Venerazione personale della Reliquia in Cattedrale

Venerdì 15 novembre

Ore 9.30: Incontro con gli universitari e gli studenti delle Scuole Secondarie di II Grado
Università di Viterbo – Auditorium, organizzata dall’Ufficio Scuola e IRC, dall’Ufficio Cultura e Cappella Universitaria
– Accoglienza della Reliquia
– Saluto del Rettore Magnifico Prof. Stefano Ubertini
– Intervento del Vescovo Mons. Orazio Francesco Piazza
Ore 12.00: Incontro con il mondo della Giustizia (Procura, Magistratura, Avvocatura), Tribunale di Viterbo
– Accoglienza della Reliquia
– Saluto del Vescovo
– Intervento del Presidente del Tribunale Dott. Francesco Oddi
Ore 16.00: Convegno “Giustizia Riparativa e Misericordia: un cammino di riconciliazione”, incontro con gli Operatori del Carcere (Direzione, Polizia Penitenziaria, Operatori Pastorale carceraria) – Sala Alessandro IV
– Accoglienza della Reliquia
– Saluto del Vescovo Mons. Orazio Francesco Piazza
– Introduzione del Giudice Dott. Pierpaolo Manca, Ref.giuridico Pastorale carceraria.
– Intervento del Dott. Raffaele Piccirillo, Capo Gabinetto del Ministro della Giustizia e sostituto Procuratore generale presso la Corte di Cassazione.
Ore 21.00:  Veglia di Preghiera “La Famiglia germoglio di giustizia”, Basilica Cattedrale – organizzata dalla Pastorale Famigliare e dalla Pastorale Giovanile

Sabato 16 novembre

Incontro con studenti del Seminario Diocesano e delle Case di Formazione religiosa – Seminario Diocesano
Ore 9.00: Santa Messa presieduta dal Vescovo O. F. PIAZZA a conclusione della Peregrinatio


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15 novembre, 2024

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