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Tribunale - È imputato di ricettazione - Furto risalente a 29 anni prima

Vendeva online opere del Seicento rubate in Sicilia, nei guai mercante d’arte viterbese

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Carabinieri Tutela patrimonio culturale

Carabinieri Tutela patrimonio culturale

Viterbo – (sil.co.) – Mercante d’arte viterbese nei guai.

È finito a processo per ricettazione, dopo che i carabinieri del nucleo tutela patrimonio culturale hanno scoperto su un sito di aste online che aveva messo in vendita due rappresentazioni risalenti al Seicento della Via Crucis, entrambe trafugate il 7 novembre 1990 dalla chiesa della Madonna della Lettera di Riposto, un comune siciliano di oltre 13mila abitanti nell’hinterland della città metropolitana di Catania.

Era l’8 marzo 2019 e gli specialisti dei carabinieri addetti a monitorare Internet a caccia di opere rubate, hanno notato la somiglianza delle due Via Crucis con quelle segnalate sulle banche dati come trafugate in Sicilia 29 anni prima.

“Abbiamo identificato l’imputato tramite un altro acquirente, quindi le due opere sono state sequestrate nella sua abitazione, assieme a materiale archeologico, reperti in parte provenienti da scavo e in parte contraffatti. Quindi il tutto è stato visionato da una esperta della Soprintendenza di Roma”, ha spiegato davanti al giudice Jacopo Rocchi uno dei militari che si sono occupato delle indagini. 

Un vero e proprio “tesoro” quello detenuto in casa dall’imputato, tra cui una statua in legno di san Giuseppe, una corona in metallo e un antico reliquiario in legno: “Questi ultimi tre oggetti sono gli unici non di provenienza illecita, di cui non abbiamo trovato riscontri, per cui possono essere restituiti all’imputato”, ha concluso il teste.

Il processo riprenderà in estate, quando saranno sentiti per l’accusa l’esperta della Soprintendenza più due testimoni della difesa, dopo di che si procederà a discussione e sentenza. 


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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14 novembre, 2024

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