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Tribunale - Imputato un professionista 68enne - Presunta vittima la ex moglie di 63 anni

Coppia divorzia e l’ex marito finisce a processo per maltrattamenti, assolto

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Nepi - Piazza del Comune

Nepi – Piazza del Comune

Luca Chiodi

L’avvocato Luca Chiodi

Nepi – (sil.co.) – Accusato di maltrattamenti e lesioni ai danni della ex moglie, un noto commercialista 68enne di Nepi è stato assolto il 28 novembre dal giudice Giovanna Camillo del tribunale di Viterbo.

Presunta vittima una 63enne che lo ha denunciato ai carabinieri nella primavera di due anni fa, costituendosi poi parte civile, pronta a chiedere un risarcimento di 30mila euro.

Il professionista, difeso dall’avvocato Luca Chiodi, è stato allontanato dalla casa familiare e sottoposto al divieto di avvicinamento rafforzato dal braccialetto elettronico, dopo di che, in seguito all’applicazione della misura cautelare, è finito a processo col giudizio immediato. 

I gravi fatti per cui è il 68enne è finito a processo, secondo l’accusa, sarebbero stati invece risalenti addirittura al 2013, in una escalation di violenza domestica che avrebbe toccato il culmine il primo aprile del 2023 quando l’avrebbe presa per i polsi, strattonata e fatta cadere seduta per terra, provocandole lesioni refertate in ospedale con una prognosi di sette giorni.

Contestualmente alla separazione e al successivo divorzio della coppia. 

“Per questa difesa, le accuse erano tutte infondate e piene di contraddizioni, tanto che dai nostri testimoni sono emerse versioni completamente opposte rispetto a quelle della parte offesa e le bugie dette dalla moglie per cercare di incolpare a tutti i costi il marito”, ci tiene a sottolineare il difensore Luca Chiodi. “Addirittura – prosegue il legale dell’imputato – i carabinieri, sentiti come testimoni dal giudice, hanno anche loro smentito i racconti della signora che riferiva di avere ricevuto la stretta dei polsi all’ultimo episodio”. 

Episodi simili a quello del primo aprile di due anni fa, secondo la querela, sarebbero avvenuti nel corso di un decennio, dal 2013 al 2023 appunto, caratterizzati da aggressioni  accompagnate da botte, offese e minacce, anche di morte, con frasi ricorrenti come “ti do una capocciata e ti ammazzo, puttana”, “prima o poi ti ammazzo, stronza”, “ti sgozzo”, “ti faccio sparire dalla faccia della terra, bastarda”.

“Sono soddisfatto dell’attenzione ricevuta da parte sia della procura che, seppur all’inizio aveva seguito la tesi della parte offesa, nel corso del procedimento si è resa conto dell’infondatezza delle accuse e si è conseguentemente comportata a favore dell’imputato, così come sono soddisfatto dello stesso giudice che, in modi molto attento e pertinente ha esaminato i testimoni e considerato le tesi difensive che ha poi integralmente abbracciato per la soddisfazione dell’imputato che dopo anni di processo si è trovato finalmente assolto da questa bruttissima accusa di maltrattamenti”, dice ancora Chiodi.

“Con sollievo anche per la difesa – sottolinea infine il legale – in quanto difendere una persona da queste accuse comporta un pathos non indifferente per il probabile esito in quanto le pene per questi reati sono importanti. Fa piacere, infine, come la magistratura si renda conto di chi tenta di strumentalizzare la normativa per fini che esulano dallo scopo del legislatore”. 


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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2 dicembre, 2024

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