Vetralla – Pastore tedesco campione di aggressioni, padrone alla sbarra per lesioni personali colpose. Gli viene contestata l’omessa custodia. Tre le vittime in poco più di un anno.
Un pastore tedesco – Immagine di repertorio
È entrato nel vivo ieri con la testimonianza della parte offesa il processo per lesioni personali colpose al proprietario del pastore tedesco di Tre Croci che si sarebbe reso responsabile di tre aggressioni in poco più di un anno ai danni di altrettanti padroni che stavano portando a spasso il proprio cane.
“Ho ancora impresso indelebilmente il muso del cane lupo che abbaiava mostrando i suoi grossi canini a pochi centimetri dal mio volto”, ha detto al giudice di pace Antonia Lucchesi del tribunale di Viterbo, cui ha ribadito che l’imputato non si è visto “nonostante più volte avessi invocato il suo aiuto e il suo intervento, si è limitato a richiamare l’animale in casa, senza però fermarne l’aggressione”.
Vetralla – I tutori indossati da Marco Antonioli dopo l’aggressione, parte civile al processo che si è aperto ieri contro il proprietario del pastore tedesco
L’ultima aggressione risale a sabato 7 dicembre, quando il pastore tedesco si è scagliato contro il figlio della prima vittima, una donna che nell’estate del 2023 ha vissuto la stessa disavventura, riuscendo a mettersi in salvo grazie a un automobilista di passaggio che ha caricato in macchina al volo la donna e il suo animale.
È andata peggio al figlio, un 32enne finito in ospedale la settimana scorsa, quando è stato aggredito col suo border collie. “Il pastore tedesco ha sbranato il mio Oscar e io sono vivo per miracolo”, ha raccontato a Tusciaweb. Oscar è stato operato d’urgenza e non è ancora fuori pericolo.
Il 10 ottobre dell’anno scorso è toccato a Marco Antonioli, il 57enne che nei giorni scorsi ha raccontato, anche lui tramite Tusciaweb, la terrificante esperienza vissuta mentre passeggiava col suo cagnolino di taglia media Giggetto al guinzaglio presso il boschetto di Tre Croci.
L’uomo si è costituito parte civile con l’avvocato Paolo Casini contro il padrone del pastore, un 70enne del posto difeso dall’avvocato Paolo Delle Monache.
Il difensore Paolo Delle Monache e l’avvocato di parte civile Paolo Casini
Oltre al 57enne, è stata ascoltata la madre del giovane aggredito dallo stesso cane una settimana fa: “Ci eravamo appena incrociati quando ho visto in giro il pastore tedesco, provando ad avvisarlo, ma non ho fatto in tempo”.
Al settantenne viene contestato di avere omesso “un adeguato controllo e vigilanza su un cane di razza pastore tedesco di sua proprietà e comunque posto sotto la sua custodia e responsabilità”.
“Il cane – come ripercorre il capo d’imputazione – fuoriuscendo privo di museruola e/o di altro strumento di contenimento dal cancello della sua abitazione lasciato incautamente aperto, aggrediva la parte offesa e il suo care che stava portando a passeggio”.
Il 57enne, medicato al pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle e successivamente presso l’ambulatorio di ortopedia della Asl, mentre Gigetto è finito dal veterinario, ha riportato lesioni personali giudicate guaribili in 62 giorni.
Lesioni consistite in “trauma contusivo del volto, distrazione cervicale escoriazioni multiple, contusioni multiple, ferita mano destra lesione osteo-legamentosa caviglia destra altre ferite della faccia, contusione della faccia del cuoio capelluto e del collo distacco malleolo tibiale destro e peroneale sinistro”.
E ora è successo di nuovo. Per la terza volta: “Occorreva prendere provvedimenti – commenta il 57enne dopo la terza aggressione – occorreva che tutte le istituzioni deputate intervenissero”.
Il processo riprenderà la prossima primavera, per sentire il carabiniere che ha identificato il proprietario del pastore tedesco e un testimone oculare intervenuto in soccorso del 57enne e di Gigetto durante l’aggressione.
Silvana Cortignani
Articoli: “Anche io e il mio cane vittime della furia del pastore tedesco, ho ancora impresso nella mente il suo muso a pochi centimentri dal mio volto…” – “Un pastore tedesco ha sbranato il mio Oscar e io sono vivo solo per miracolo…”
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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