Viterbo – (sil.co.) – Era l’ora di pranzo del 4 dicembre del 2022 quando avrebbe dato di matto, cercando di sfondare la porta di casa dove si era asserragliata per paura la convivente incinta e poi provando a sfilare la pistola dalla fondina di uno dei poliziotti intervenuti dopo che la donna aveva dato l’allarme.
Protagonista un viterbese che all’epoca dei fatti abitava con la compagna in uno dei vicoli del centralissimo quartiere di San Faustino.
In seguito all’episodio l’uomo fu sottoposto alla misura cautelare dell’allontanamento ed è poi finito a processo davanti al collegio del tribunale di Viterbo, con l’accusa di maltrattamenti aggravati in famiglia.
Per l’imputato giudizio immediato davanti a tre giudici, a causa della gravità delle condotte messe in atto quel giorno e nei giorni precedenti, peraltro alla presenza di una bambina che all’arrivo dei soccorsi si era rifugiata su un balcone dell’abitazione.
“La signora che aveva dato l’allarme era incinta al sesto mese di gravidanza e lui, da quello che si è capito, doveva essersi ingelosito per la presenza in casa di un amico, che non capiva cosa facesse lì, anche se non c’erano dubbi che il bimbo in grembo fosse il suo”, ha spiegato giovedì uno degli agenti intervenuti, nel corso dell’udienza che si è tenuta nell’aula di corte d’assise del tribunale.
“Al nostro arrivo era molto agitato, non collaborativo, spintonava ma lo abbiamo bloccato, aveva fatto dei lievi danni anche al portone d’ingresso dello stabile. Ma soprattutto aveva terrorizzato la donna e la minore, entrambe molto spaventate, la piccola fuori sul terrazzo”, ha proseguito.
“Ciononostante, la donna ha rifiutato l’attivazione del codice rosa e anche di farsi accompagnare in ospedale per un controllo, visto lo stato interessante, pur spiegando che era da un po’ di tempo che il compagno le faceva quelle scenate”, ha concluso il testimone.
Il processo riprenderà a marzo davanti al collegio presieduto dal giudice Daniela Rispoli. L’imputato è difeso dall’avvocato Luigi Mancini, mentre la presunta vittima è solo parte offesa non essendosi costituita parte civile.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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