Viterbo – “Nel curriculum generale di una persona dovrebbe esserci anche l’esercizio della solidarietà”. A proporlo è il vescovo Orazio Francesco Piazza.
L’occasione è l’incontro organizzato dall’istituto di studi superiori Giuseppe Toniolo al centro di produzione Juppiter nella parrocchia dei Santi Valentino e Ilario a Villanova a Viterbo. Un incontro dedicato all’arte di prendersi cura. La lezione del buon Samaritano.
“Per prendersi cura dell’altro – sottolinea poi il vescovo -, bisogna innanzitutto prendersi cura di sé stessi”.
Viterbo – Il vescovo Orazio Francesco Piazza
“Parliamo tanto di etica – dice il vescovo -, proprio per questo nel curriculum generale di una persona come criterio di valutazione dovrebbe esserci anche l’esercizio della solidarietà. Perché lì c’è la qualità di tutto ciò che dà sintesi alla sua formazione. Lì c’è il modello con cui entra in relazione con l’altro. Una persona si struttura riconoscendo se stesso nel modo con cui si relaziona con l’altro. Dobbiamo trovare la bontà interiore, il senso dell’umano dentro di noi. La qualità dell’umano che abita il proprio cuore”.
“Se non curiamo dentro noi stessi la condizione dell’umano – prosegue Piazza – non avremo l’attenzione per riconoscere il bisogno e la fragilità degli altri”.
Viterbo – L’iniziativa dell’istituto Giuseppe Toniolo
“Noi non ci prendiamo cura dell’altro – aggiunge Piazza – perché non ci prendiamo cura di noi stessi. Perché non abbiamo coltivato nel cuore quello spazio dell’umano che nell’incarnazione di Dio nell’uomo è diventato l’elemento prioritario. Prendendoci cura dell’umanità del nostro cuore noi riusciamo ad avere occhi per riconoscere l’umanità nell’altro. E nel momento in cui riconosciamo l’umanità dell’altro, noi ci stiamo riconoscendo. Ci stiamo prendendo cura di noi stessi. Stiamo mettendo in esercizio la nostra umanità che ci dà qualità, la vera qualità che ci dovrebbe distinguere”.
“Perché nel Vangelo sta scritto: “I poveri li avrete sempre con voi”? – fa notare il vescovo -. Perché non ci dice che col nostro impegno riusciremo ad arginare le cose, ma sottolinea invece che i poveri li avremo sempre con noi? Il Vangelo ci dice che i poveri li avremo sempre con noi perché è in quella condizione che dobbiamo sempre avere memoria di chi siamo noi rispetto a chi ci sta di fronte. L’altro è la cartina di tornasole della nostra qualità personale”.
Viterbo – L’iniziativa dell’istituto Giuseppe Toniolo
“Oggi siamo insofferenti verso l’altro – conclude infine il vescovo Piazza – perché siamo insofferenti verso noi stessi. Abbiamo un disagio interiore. Non c’è più un equilibrio tra noi e la realtà che ci circonda. L’altro è il me medesimo, e in quest’epoca la chiesa dovrebbe riportare tutti a coltivare la propria interiorità. Solo allora anche le azioni di carità diventeranno la trasparenza di noi stessi, rivelando così l’immagine di Dio”.
Daniele Camilli
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