Viterbo – Ultimo giorno di lavoro per Angelo Allegrini. Ieri il direttore dell’archivio di Stato di Viterbo ha raggiunto il pensionamento e ha lasciato l’ufficio di cui ha fatto parte, a vario titolo, dal 1982 (gli ultimi sei anni da direttore).
Qual è stato il percorso professionale che l’ha portata fino a oggi?
“Nel 1977 sono entrato nella biblioteca di storia moderna e contemporanea di Roma per un progetto da seguire a Bagnoregio. Lavoravo come aiuto bibliotecario. Ricordo che era il periodo in cui era uscito Il nome della rosa di Umberto Eco e sembrava di stare in una di quelle biblioteche descritte nel romanzo. Poi nel 1982 mi trasferii all’archivio di stato di Viterbo, dove tramutai la mia preparazione da bibliotecario a quella di archivista e nel 2017 sono diventato direttore, prima dell’archivio di Grosseto, poi, nel 2018, di quello di Viterbo. Nel 2022 ho lasciato la direzione di Grosseto e sono rimasto solo a Viterbo”.
Quanto hanno influito l’innovazione e il progresso in una struttura come un archivio?
“Il mondo è cambiato rispetto al 1982 e quindi è cambiata anche la visione dell’ufficio. L’innovazione, portata principalmente dall’informatica, è stata figlia del tempo. Inoltre il patrimonio archivistico è cresciuto molto: nel 1982 l’archivio aveva sede in due appartamenti a via Zara con un garage, oggi abbiamo nove chilometri di documenti”.
Che archivio lascia?
“Sul piano personale, ho cercato di modificare l’identità dell’ufficio, cioè di rendere l’onore a quello che è un’istituzione dello Stato: non solo la sostanza, ma anche la forma. E credo che l’ufficio sia migliorato, per merito di tutti quelli che ci lavorano”.
Quanti sono i dipendenti dell’ufficio?
“In passato abbiamo toccato il fondo con la carenza del personale ed era veramente difficile lavorare. Adesso, invece, le cose vanno meglio e abbiamo 17 persone. Però io sono l’unico archivista in organico, per cui, con la mia uscita, non ci saranno più archivisti all’interno dell’ufficio. Verranno integrati grazie a un concorso che è stato fatto di recente e dovrebbe farne arrivare 5 a Viterbo”.
Quali sono le peculiarità dell’archivio di Viterbo?
“Tutti gli archivi si assomigliano e sono diversi tra loro, perché conservano una documentazione differente a seconda della storia del territorio. Nel nostro archivio, ad esempio, c’è molta documentazione pontificia, mentre magari a Salerno se ne trova molta di origine borbonica. Dal punto di vista storico, i documenti sono tutti importanti, perché testimoniano la vita degli uomini che ci hanno preceduto. Il documento più antico che abbiamo è una pergamena del XII secolo, un atto di compravendita di una casa nella zona di piazza delle Erbe. Poi abbiamo un bellissimo diploma di Federico II imperatore, emanato durante l’assedio di Viterbo. Anche rispetto all’attualità ci sono documenti interessanti, ad esempio un atto notarile del ‘600 in cui sono scritti gli elenchi dei beni conservati all’interno della villa in cui Vittorio Sgarbi dichiara di aver trovato un quadro. E il quadro in quell’elenco non risulta. Inoltre nel 2025 forniremo dei documenti per un’esposizione che si terrà a Osaka, in Giappone, per ricordare il viaggio di alcuni diplomatici giapponesi che vennero in Italia per un Giubileo del ‘600 e passarono anche a Viterbo”.
In termini di utenza, quante persone vengono all’archivio di Viterbo?
“Bisogna innanzitutto precisare che chi viene in un archivio non sta lì qualche minuto e se ne va. Si tratta di studiosi che hanno bisogno di ore, addirittura giorni interi, per trovare il documento di cui hanno bisogno e spesso necessitano d’assistenza nella ricerca. Noi tendiamo a non affollare troppo l’ufficio per garantire un servizio di qualità e, dopo la pandemia, abbiamo stabilito che l’accesso è solo su appuntamento. Mediamente abbiamo un’affluenza di 7 utenti al giorno. Con l’aumento di personale previsto a breve, mi auguro che il nuovo direttore possa potenziare ulteriormente l’offerta”.
Conosce già il suo successore?
“No. L’anno scorso c’è stata una riforma del ministero, che a mio parere ha snaturato una storia secolare degli archivi di stato. Gli archivi ora vengono posti sotto la dipendenza della soprintendenza archivistica regionale. In attesa dell’espletamento delle procedure che porteranno alla nomina del mio successore, l’archivio riaprirà domani senza un direttore. Ma penso che sarà una cosa di pochi giorni”.
Alessandro Castellani
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