Viterbo – (sil.co.) – Avrebbe spacciato droga a un giovane invalido totale. Tutto è partito dai sospetti di un padre, preoccupato che il figlio invalido al cento per cento sperperasse denaro per compare stupefacenti.
Sarebbe successo tra Bolsena e Orvieto nel 2020. A gennaio 2021 i carabinieri, fermato il figlio con un grammo di marijuana e 8 grammi di hashish, hanno appreso dallo stesso i nomi dei tre presunti pusher dai quali si sarebbe rifornito, denunciati a piede libero per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.
Due hanno patteggiato. Il terzo, difeso dall’avvocato Elisabetta Centogambe, sarebbe un amico d’infanzia, comparso il 13 gennaio davanti al giudice Silvia Bartollini, che ha ascoltato il figlio 34enne del padre che con la sua denuncia ha dato il via alle indagini.
Due gli episodi contestati: una cessione in un pub di Bolsena e un’altra nell’abitazione di Orvieto dell’imputato per cui si procede con il rito ordinario.
L’imputato sarebbe un amico d’infanzia. “Ci conosciamo da quando eravamo piccoli, con lui ho preso 5 grammi al Bolsena e 5 grammi a Orvieto, pagando 50 euro a volta. Ma era per consumarla insieme, conversando di musica, una passione che ci accomuna”, ha riferito il 34enne, spiegando che la sua invalidità è scaturita da una leucemia acuta quando aveva 3 anni, seguita da altre patologie in età adulta.
A novembre saranno sentiti gli ultimi due testimoni dell’accusa e due testimoni della difesa.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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