Viterbo – Testimonia in tribunale una vittima di phishing: “Ecco come ho abboccato alla truffa dell’assicurazione online”.
Carabinieri – Truffe online – Immagine di repertorio
Vittima di phishing un viterbese che, cercando un’assicurazione economica online, ha compilato diversi preventivi digitali senza sapere che i suoi dati sarebbero finiti nelle mani sbagliate. Il truffatore avrebbe ricostruito la finta pagina di un’assicurazione online, così che ogni dato inserito arrivasse a lui solo, inviando al malcapitato un finto preventivo via mail per poi contattarlo al telefono. Morale della favola, il viterbese ha smarrito 750 euro. Ma la cosa peggiore, per la parte offesa che ne ha chiesto la condanna, è che il presunto beneficiario della somma è stato assolto.
Il poveretto, in pieno lockdown, è caduto suo malgrado nella truffa dell’assicurazione online solo per avere chiesto diversi preventivi, uno dei quali più conveniente degli altri, per cui ha deciso di chiamare il numero telefonico sul sito di una nota compagnia italiana, ignaro che i suoi dati sarebbero stati intercettai dai soliti professionisti dei bidoni.
“Al numero indicato non rispondeva nessuno, ma era un sabato, per cui ho spinto il tasto dell’opzione ‘ti chiamiamo noi’. Sono stato richiamato da una voce maschile, di persona giovane, a conoscenza di tutti i dati che avevo inserito nel preventivo per assicurare un furgone, intestato a mia moglie“, ha spiegato ieri la parte offesa al giudice Jacopo Rocchi.
“Abbiamo concordato un ulteriore sconto, dopo di che mi ha spiegato che lavorando tutti da remoto per via del lockdown, avrei dovuto effettuare il versamento tramite uno sportello automatico di Poste Italiane, telefonando quando sarei stato sul posto per avere indicazioni. Sarà stato il periodo, era marzo 2020, in piena emergenza Covid, ma ho abboccato“, ha proseguito il viterbese.
“Era una giornata di tramontana freddissima, io ero incappucciato, con gli occhiali sul naso, i guanti e la mascherina sulla bocca. Al telefono sempre una voce maschile, direi di un uomo di mezza età, che al primo tentativo mi ha detto di non avere ricevuto nulla. Ho pensato che non avesse preso la carta, per cui ho tentato una seconda volta, chiedendo la stampa dello scontrino, ma una folata di vento me lo ha portato via“.
“La solita voce mi ha detto di nuovo di non avere ricevuto nulla, per cui ho fatto un’altra operazione, la terza, pensando di avere sbagliato il codice. Non sapevo di avere effettuato non uno ma tre versamenti da 250 euro ciascuno. Mi sono insospettito solo quando su Whatsapp mi è arrivato il certificato con dei dati errati. Allora ho chiamato l’assicurazione, ma a loro non risultava nulla, per cui non potevano farci niente”, ha concluso.
Solo in quel momento ha scoperto di essere stato truffato e di avere ricaricato la carta PostePay di un privato, rintracciato in seguito alla denuncia-querela sporta ai carabinieri e finito a processo per truffa davanti al giudice monocratico del tribunale di Viterbo.
L’imputato è stato però assolto dal giudice Rocchi per non avere commesso il fatto, su richiesta della stessa accusa, in quanto non sono emerse prove certe a suo carico e gli uomini con cui la vittima ha interagito nel corso della vicenda sono stati peraltro due.
Quello che è emerso con certezza è che i centralini dei due numeri da cui è stato contattato sono risultati all’estero e che chi lo ha richiamato era in possesso dei suoi dati e a conoscenza del preventivo che aveva richiesto online.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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