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Cronaca - Il vicepresidente della provincia di Viterbo, Pietro Nocchi, ieri in consiglio regionale: "Ribadiamo con forza la nostra netta contrarietà al dimensionamento"

“Accorpare istituti significa rompere il legame quotidiano tra famiglie, docenti e istituzioni: la scuola non è un costo da tagliare ma un investimento da proteggere”

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Pietro Nocchi

Pietro Nocchi

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Tagliare una scuola significa spegnere una comunità. Ieri, in consiglio regionale, abbiamo portato la voce della Tuscia all’incontro contro il dimensionamento scolastico nel Lazio, una scelta che colpisce il cuore dei nostri territori. La delibera regionale 1161/24 prevede il dimensionamento o l’accorpamento di 24 istituti scolastici su tutto il territorio regionale, di cui tre nella provincia di Viterbo.

Come rappresentanti della Tuscia, ribadiamo con forza la nostra netta contrarietà a questa decisione, che non è una semplice riorganizzazione amministrativa: è un colpo inferto al diritto all’istruzione e alla tenuta sociale delle nostre comunità, in particolare quelle più piccole e periferiche. La scuola non è un costo da tagliare, ma un investimento da proteggere.

La situazione che viviamo nel Viterbese è la prova concreta di quanto questo dimensionamento sia ingiusto. A Grotte di Castro, un unico istituto comprensivo si troverà a dover accogliere alunni provenienti da nove comuni, alcuni distanti tra loro decine di chilometri. Una scelta che ignora le stesse linee guida regionali, che prevedono la tutela dei comuni montani, e che si traduce in un evidente isolamento scolastico e sociale per molti studenti. Non è solo un problema logistico: è la dimostrazione di come si sia deciso di agire senza ascoltare chi quei territori li vive ogni giorno. Per non parlare poi della situazione di Viterbo, dell’istituto comprensivo Carmine, il cui accorpamento con altre realtà scolastiche andrà a compromettere il diritto alla continuità didattica ed educativa. E a danneggiare ulteriormente un tessuto già caratterizzato da fragilità. 

La provincia di Viterbo, grazie all’impegno del presidente Alessandro Romoli, si sta battendo anche sul fronte legale con una richiesta di annullamento, depositata al Tar del Lazio, del piano regionale di dimensionamento scolastico per l’anno 2025/2026

Un plauso a tutti i nostri consiglieri del Pd in regione e in particolare al rappresentante del territorio, il vicepresidente del consiglio Enrico Panunzi per l’impegno profuso. In particolare, grazie all’iniziativa di ieri, si è raggiunto un primo, seppur parziale, risultato: l’annuncio da parte della giunta regionale della convocazione della Rete degli Studenti Medi. Tuttavia, l’incontro non ha prodotto le risposte che auspicavamo.

Facciamo nostra anche la denuncia rispetto alle radici di questa situazione: la legge di bilancio 2023, voluta dal governo nazionale, ha imposto un taglio di 90 milioni di euro alla scuola entro il 2025, senza alcun piano di reinvestimento. E se è vero che le regioni sono state chiamate ad applicare queste misure, è altrettanto vero che il Lazio non ha cercato una mediazione, né ha aperto un confronto serio con chi vive ogni giorno la scuola: sindaci, studenti, sindacati, territori.

La scuola non si chiude, ci viene detto. Ma accorpare gli istituti e allontanare le segreterie significa rompere il legame quotidiano tra famiglie, docenti e istituzioni scolastiche. La distanza non è solo geografica: è anche sociale e culturale.

Siamo al fianco della Rete degli Studenti Medi, che ha ribadito oggi un concetto chiaro: “Cancellare scuole e accorparle significa rendere sempre più difficile l’accesso allo studio”.

Per questo, abbiamo chiesto con forza il ritiro immediato della delibera regionale di dicembre 2024. Non smetteremo di lottare, perché ogni scuola che chiude o viene accorpata impoverisce non solo l’offerta formativa, ma l’identità stessa dei nostri territori.

La scuola non si taglia.

Pietro Nocchi
Vicepresidente della provincia di Viterbo


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27 febbraio, 2025

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