Viterbo – (sil.co.) – Lo scorso 11 settembre si è fatto beccare al casello autostradale di Orte con mezz’etto di cocaina. Per un 48enne viterbese è stato il terzo arresto in due anni. Sempre con circa 70 grammi di cocaina. Nei giorni scorsi è stato condannato a quattro mesi di reclusione. Lui insiste: “È per uso personale”.
Orte – I controlli della polizia stradale
È il 48enne viterbese arrestato tre volte in due anni, per circa un etto e mezzo complessivo di sostanza sequestrata, senza mai finire in carcere fino allo scorso mese di ottobre.
A ottobre è stato prelevato nella sua abitazione e trasferito a Mammagialla per la vicenda della cocaina nella busta del pane che due anni e mezzo fa lo ha reso “popolare”, essendo diventata esecutiva la sentenza di condanna a un anno e otto mesi in appello, definitiva dopo essere stata confermata nell’aprile 2024 in terzo grado dalla cassazione.
Al “Nicandro Izzo” di Viterbo è finito per quando, il 5 ottobre 2022, fu sorpreso con la coca nascosta nella busta del pane, bloccato dalla polizia mentre con la moglie aspettava i figli all’uscita di scuola, in un periodo in cui era costretto a girare in carrozzina in seguito a una brutta caduta.
Pochi mesi prima, il 16 maggio 2022, si era fatto trovare sempre con mezz’etto di cocaina, in piccolissima parte occultata in un pacchetto di sigarette.
La sera dell’11 settembre dell’anno scorso si è fatto beccare al casello autostradale di Orte, dove è stato fermato per un controllo dalla polizia e per lui sono scattate ancora una volta le manette quando, all’interno della sua vettura, sono stati rinvenuti 49 grammi sempre di cocaina. Circa mezz’etto, come le altre volte.
Da sempre il presunto spacciatore, difeso dall’avvocato Luigi Mancini, sostiene di detenere la cocaina per uso personale. “È per me, non sono un pusher”, ha ribadito anche stavolta.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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