Viterbo – (sil.co.) – Si scaglia contro un carabiniere mentre sta nella sala d’attesa di una caserma del comprensorio del lago di Bolsena e lo manda in ospedale dopo averlo colpito con un violento calcio ai genitali.
A processo per lesioni davanti al giudice Giovanna Camillo un 43enne, attualmente ricoverato in Rems, che tre anni fa, nell’estate del 2021, si è reso protagonista di un sanguinoso episodio all’interno della stazione, dove si trovava assieme a una donna.
“Quando sono entrato nella sala d’attesa lei era calma, mentre lui fissava il muro con lo sguardo vuoto. All’improvviso ha preso una sedia e me l’ha tirata, poi mi ha sbattuto sul muro e preso per il collo, infine mi ha sferrato un calcio sui genitali”, ha spiegato ieri in aula il militare, sentito come testimone.
Un’aggressione finita per il carabiniere in ospedale. “Il dolore era fortissimo e il personale sanitario mi ha invitato a prendere tutte le precauzioni del caso, se avessi sanguinato sarei dovuto tornare al pronto soccorso di corsa. Per fortuna si è risolto tutto in pochi giorni senza complicazioni”, ha riferito.
Con l’occasione, il 43enne gli avrebbe detto anche che non era il primo carabiniere che stava aggredendo: “Ho già picchiato il comandante di un’altra stazione”. È difeso dall’avvocato Luigi Mancini.
Il processo è stato rinviato al prossimo autunno.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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