Viterbo – (sil.co.) – Fa un video di sé stesso mentre picchia con una mazza da baseball un egiziano poi lo manda via Whatsapp come “avvertimento” a un suo connazionale romeno, che si spaventa a morte e lo gira a sua volta al 113.
Viterbo – Le pattuglie della polizia in centro – foto di repertorio
Era il 27 novembre 2022 e a casa dell’uomo, un romeno all’epoca ai domiciliari a San Pellegrino e adesso in carcere per una condanna definitiva, si sono precipitati gli agenti della volante che, dopo avere affidato la vittima ai sanitari del 118 per il trasporto in ospedale, lo hanno tratto in arresto.
A processo davanti al collegio per spaccio, tentata estorsione ai danni di entrambe le parti offese e lesioni aggravate all’egiziano, l’imputato, difeso dall’avvocato Federica Ambrogi, ieri non è stato tradotto in tribunale, dove è stato ascoltato uno degli operanti.
Il poliziotto ha ricostruito come, dal video del pestaggio, siano risaliti immediatamente all’imputato, nella cui abitazione è stata rinvenuta la mazza da baseball del filmato, oltre a 32 grammi di sospetta sostanza da taglio e 0.3 grammi di cocaina, trovata il giorno successivo nel controsoffitto a faretti dell’abitazione di via Cardinal la Fontaine dove sono avvenuti i fatti.
“Non era sostanza da taglio, ma bicarbonato che il mio assistito, diplomato alla scuola alberghiera, usava in cucina”, ha fatto notare la difesa. Agli atti anche lo scambio di messaggi col destinatario del video poi girato alla polizia, dai quali però, sempre secondo l’avvocato Ambrogi, non emergerebbero richieste did enaro. Riguardo alle mazzate riprese col cellulare, invece, la vittima avrebbe riportato lesioni al volto e al ginocchio destro, tutte regolarmente refertate dai medici del Santa Rosa di Viterbo.
Il processo è stato rinviato a novembre per sentire le parti offese. Non degli stinchi di santo: l’egiziano è agli arresti domiciliari, mentre il romeno è anche lui in carcere come il connazionale imputato.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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