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Tribunale - Assolto un pluripregiudicato - Era spuntato dalla via posteriore dopo due mancate risposte al campanello

Casa comunicante con ristorante tra i vicoli di San Pellegrino, non fu evasione

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Carabinieri - Immagine di repertorio

Carabinieri – Immagine di repertorio


Viterbo – (sil.co.) – Era la sera del 9 ottobre 2020, un venerdì, quando un noto pluripregiudicato viterbese, all’epoca quarantenne, sarebbe stato accusato ingiustamente di evasione solo per essersi presentato alla polizia uscendo da una porta sul retro dell’adiacente ristorante, che era chiuso per via del Covid, e non uscendo da casa prorpia.

È successo a San Pellegrino, nel cuore del centro storico, tra i vicoli e i cunicoli della Viterbo medievale. L’imputato era ai domiciliari nella sua abitazione di via San Gemini, per l’appunto comunicante col ristorante, dove era ristretto dal precedente mese di maggio. 

A un primo controllo dei carabinieri, poco prima delle 21, non ha risposto al campanello. Lo stesso al secondo controllo, alle 23.10, quando sono tornati a cercarlo i carabinieri, che nel frattempo si erano allontanati per una emergenza. 

A quel punto sarebbero scattate le ricerche, a partire dalla classica telefonata al presunto evaso. “Sto arrivando”, avrebbe risposto al telefono, presentandosi fuori casa nel giro di pochi minuti. “Eccomi, sono qui”, avrebbe spiegato, dicendo che era in casa e di essere  uscito in strada dal cancello posteriore dell’ex ristorante, che dà su via del Paradosso invece che su via San Gemini.

Avrebbe però avuto la “voce affannata” e sarebbe stato “ben vestito”, per cui non ha convinto i militari, che hanno proceduto a contestargli l’evasione. Impossibile secondo loro che fosse in  casa, non avendo risposto al citofono né la prima, né la seconda volta. 

“All’interno della struttura sono circa 10mila metri quadri”, si è giustificato mercoledì l’imputato, sottoponendosi a interrogatorio davanti al giudice Jacopo Rocchi. “Rimasi perplesso quando gli agenti della pattuglia mi hanno chiesto da dove venissi. A dire quasi ‘mi state prendendo in giro, eccomi'”, ha proseguito il pluripregiudicato, oggi 46enne, difeso dall’avvocato Luigi Mancini.

È stato assolto.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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1 marzo, 2025

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