Vetralla – (sil.co.) – “Se mio figlio si suicida, lo avrai sulla coscienza finché campi”. È una storia di figli sospesi da scuola e di due mamme a processo con l’accusa di avere aggredito e minacciato la vicepreside di un istituto di Vetralla, finita al pronto soccorso dell’ospedale Santa Rosa di Viterbo, dopo essersi accasciata a terra, con una prognosi di sette giorni.
Carabinieri e 118 – foto di repertorio
I fatti risalgono al 17 marzo 2018, quando la professoressa, parte civile contro le due mamme con l’avvocato Paolo Pirani, aveva convocato presso l’istituto i genitori di quattro studenti per i quali era stata disposta la sanzione disciplinare della sospensione.
“Sono venuti cinque genitori e sono voluti entrare tutti insieme nel mio ufficio, dove mi hanno aggredito verbalmente, nonostante io non avessi nulla a che fare col provvedimento”, ha spiegato ieri la parte offesa al giudice Jacopo Rocchi.
“Una delle due madri mi ha detto ‘se per colpa della sospensione mio figlio si suicida, lo avrai sulla coscienza per tutta la vita,’ mentre l’altra madre mi si è fatta sotto minacciandomi ‘sai che ci metto a prendere questa sedia e a spaccartela addosso?’. A un certo punto ho avuto un malore e mi sono accasciata a terra, in preda all’ansia e al panico. Poi sono venuti il 118 e i carabinieri”, ha spiegato la professoressa, che dopo un paio d’anni ha cambiato scuola, a detta sua, non avendo mai superato il trauma derivante dall’aggressione.
I difensori delle imputate, avvocati Enrico Zibellini e Maria Cristina Pepe, hanno insistito nel chiedere per quale ragione le imputate avrebbero dovuto prendersela con la vicepreside, arrivando ad aggredirla e minacciarla di botte, dal momento che fino a quel giorno sarebbe stata loro sconosciuta e mai aveva insegnato ai rispettivi figli.
In ufficio c’erano anche altri tre docenti, tra i quali il professore di religione e un collega con cui la presunta vittima condivideva la stanza. “I genitori non volevano firmare le lettere se prima non gli fossero state date spiegazioni, volevano le motivazioni delle sospensioni. Alla fine hanno alzato tutti le voci, lei e loro”, ha testimoniato quest’ultimo.” Una delle due mamme, quella preoccupata per un eventuale gesto estremo del figlio, era veramente affranta, La professoressa gridava, allora l’altra mamma le ha detto ‘abbassa la voce, vedi che non ho paura’, facendo forse il gesto della sedia, ma non l’ha alzata. Quindi la vicepreside ha avuto un piccolo mancamento e un bidello ha chiamato il 118″.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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