Viterbo – (sil.co.) – Rissa in discoteca, giovane a terra sanguinante fuori dal locale: “Mi hanno picchiato i buttafuori”. Ma a processo è finito un altro avventore. Era la notte tra il 12 e il 13 febbraio 2022 quando in una nota discoteca della provincia sarebbe scoppiata una rissa in seguito alla quale un ragazzo è stato picchiato e poi soccorso all’esterno del locale da tre buttafuori che gli avrebbero prestato aiuto mentre era a terra sanguinante e mezzo svenuto. Sul posto il 118 e i carabinieri.
Discoteca
“Mi hanno picchiato i buttafuori”. In soccorso del ferito anche uno degli amici della comitiva con cui la parte offesa, un giovane di Campagnano, si era recato a ballare quel sabato sera, ascoltato ieri come testimone dal giudice Jacopo Rocchi al processo all’unico imputato, accusato di lesioni, difeso dall’avvocato Luca Ragonesi. Parte civile la vittima. “Diceva ‘mi hanno picchiato i buttafuori’ e attorno a lui c’erano tre della security che lo stavano soccorrendo”, ha detto, spiegando però di non avere assistito a quanto successo all’interno e che la vittima era semicosciente.
“Il sabato dopo ha chiesto scusa”. Fatto sta che a processo non è finito un buttafuori bensì un giovane di Viterbo, che la settimana successiva avrebbe chiesto scusa alla vittima attraverso gli amici. A raccontarlo una 25enne, che non avrebbe assistito neanche lei al presunto pestaggio, ma avrebbe assistito alle scuse dell’imputato. “Quella sera l’ho visto che era già a terra. Ma il sabato successivo uno è venuto a dirci che era stato lui e che gli chiedeva scusa, spiegando di averlo colpito in seguito a un litigio”. La giovane ha quindi riconosciuto in aula il presunto “reo confesso”, indicando l’imputato, seduto vicino al suo avvocato.
Si torna in aula il 10 settembre per sentire ulteriori tre testimoni dell’accusa e l’interrogatorio dell’imputato.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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