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Tribunale - Assolto dopo nove anni il figlio - Era imputato di maltrattamenti e minaccia aggravata

Accusato di minacce alla madre con l’ascia, il fratello: “Lei gli ha dato il matterello in testa”

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Viterbo - La polizia in centro

Viterbo – La polizia in centro

Viterbo – (sil.co.) – Accusato di minacce alla madre con l’ascia, il fratello: “Lei gli ha dato una botta in testa col matterello”.

Si è concluso mercoledì dopo nove anni il processo a un cinquantenne viterbese, difeso dall’avvocato Giuliano Migliorati, che la sera del 10 ottobre 2015, ubriaco come succedeva spesso, avrebbe minacciato di morte la madre con un’ascia e fu arrestato dalla polizia.

Accusato di minaccia aggravata e maltrattamenti in famiglia nei confronti della congiunta è stato assolto dai secondi perché la donna avrebbe reagito, arrivando una volta a colpire in testa col matterello il figlio che faceva una scenata mentre stava tirando la pasta. 

In aula il fratello minore dell’imputato, un 43enne presente in casa la sera del 10 ottobre 2015, il quale ha rievocato i vari episodi di “agitazione domestica” cui ha assistito, anche per la madre, nel frattempo deceduta.

“Con la povera mamma, mio fratello si sentiva come un leone con la gazzella. Ma lei reagiva, ci mettevamo le mani addosso reciprocamente. Quel giorno lui si presentò in cucina con una piccola ascia ma se ne andò subito. La mamma, invece, in un’altra occasione, gli aveva sferrato il matterello in testa”, ha spiegato, raccontando dei difficili rapporti tra la madre e il figlio. 

La donna, peraltro, prima di morire aveva rimesso la querela contro il figlio. Il processo, come chiesto dalla stessa accusa, si è quindi chiuso con il non luogo a procedere per la minaccia e l’assoluzione da maltrattamenti in famiglia. Dopo ben nove anni e il decesso della presunta vittima. 


 – Ubriaco minaccia con un’ascia madre e fratelli


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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18 aprile, 2025

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