Viterbo – (sil.co.) – Non gli è bastato dire di essere di fatto domiciliato a Viterbo presso l’azienda agricola per cui lavora come bracciante. Colpito da mandato di arresto europeo, un 39enne romeno è finito in carcere nel suo paese, dove a novembre avrebbe minacciato di morte un pubblico ufficiale.
Braccianti agricoli – Immagine di repertorio
La cassazione ha bocciato il ricorso di un 39enne d’origine romena contro la sentenza con cui, lo scorso 11 marzo, la corte di appello di Roma ha ordinato la consegna di A.F.S. all’autorità giudiziaria romena, in quanto colpito da mandato di arresto europeo emesso lo scorso 14 novembre dalla corte di Patarlagele per avere minacciato di morte un pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni, il 2 novembre 2024.
La corte di appello ha osservato la mancanza dei presupposti della effettiva legittima residenza o dimora in Italia per un periodo pari ad almeno un quinquennio ai fini dell’eventuale condizione di rinvio in Italia per l’esecuzione della pena eventualmente inflitta all’arrestato all’esito del procedimento pendente in Romania nei di lui confronti.
Ciò a fronte della assenza dei concreti indicatori sintomatici dell’effettivo radicamento del soggetto sul territorio italiano, stante l’assenza di comprovati punti di riferimento socio familiari, logistici e lavorativi in favore dell’interessato sul territorio italiano.
Sul punto viene evidenziato che, come emerge dallo stesso verbale di arresto, il 39enne risulta essere residente in Romania, nonché titolare di carta di identità rilasciata dalle autorità rumene il 3 febbraio 2017, e, sebbene in sede di convalida abbia dichiarato di essere di fatto domiciliato a Viterbo presso l’azienda agricola per cui lavora come bracciante, dove vivrebbe come ospite senza pagare affitto, tali dichiarazioni non sono supportate da documentazione idonea a comprovarlo, e pertanto, non sono sufficienti ai fini del riconoscimento del radicamento del 39enne nel territorio italiano.
Per la difesa, la corte di appello ha omesso di considerare che le condizioni carcerarie in Romania, in particolare nei penitenziari Craiova e Ploiesti, sono notevolmente critiche, con sovraffollamento, carenza di strutture igieniche adeguate e violenze da parte del personale penitenziario. Al riguardo gli ermellini hanno sottolineato la mancata indicazione circa la pena inflitta, il numero e la data della sentenza è eccentrico, posto che nei confronti del ricorrente non è ancora stata emessa alcuna sentenza.
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