Civita Castellana – (sil.co.) – Ha pianto in aula, giurando e spergiurando che solo una volta il marito aveva alzato le mani su di lei, sferrandole un pugno in faccia: il 14 marzo 2024, quando il figlio di 14 anni ha chiamato i carabinieri.
Violenza sulle donne – foto di repertorio
“Nostro figlio si è messo in mezzo per dividerci ed è stato colpito dal padre, spaventandosi al punto da telefonare lui ai carabinieri mentre scappavamo e lui ci inseguiva per le scale”, ha detto ieri al giudice Jacopo Rocchi l’ennesima presunta vittima di maltrattamenti in famiglia. Una donna residente in provincia che, sporta denuncia a marzo dell’anno scorso, ad aprile l’aveva già ritirata. Ma essendoci di mezzo un minore, l’ex marito è finito lo stesso a processo per direttissima.
Il violento episodio, avvenuto in un centro del comprensorio di Civita Castellana, risale al 14 marzo 2024. La presunta vittima ci aveva già ripensato quando due mesi dopo, il 14 maggio, l’uomo è stato sottoposto alla doppia misura cautelare dell’allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento alle parti offese, rafforzati dal braccialetto elettronico, tuttora in essere.
Ieri ha negato di avere mai detto ai carabinieri che i maltrattamenti e le botte andavano avanti da mesi: “Non so cosa ho detto, ma ero sotto shock per l’accaduto”. Quindi ha spiegato che il marito, in seguito a una depressione, nel 2021 avrebbe scoperto di essere bipolare e che “le cure gli avevano alzato l’umore, ma anche il nervosismo”, tanto che dopo l’episodio è stato ricoverato per un periodo a Villa Rosa e poi affidato al Dsm di Civita Castellana.
“Ha sempre provveduto a noi e ci parliamo tutti i giorni al telefono, ma non ho nessuna intenzione di tornare con lui – ha quindi sottolineato, alla domanda quali fossero ora i rapporti – non ci sono scuse per quello che ha fatto davanti a nostro figlio”.
La difesa, in virtù della remissione di querela, ha chiesto la revoca della misura, per cui la pm ha detto che deve sentire il pubblico ministero titolare del fascicolo, tanto più essendo una delle parti offese un minore, che fu medicato in ospedale con una prognosi di cinque giorni.
L’accusa, inoltre, ha detto di volere sentire come testimoni alcuni dei vicini che avrebbero assistito ad altri episodi di violenza da parte dell’imputato nei confronti della moglie, che quindi non sarebbe stato solo quello del 14 marzo dell’anno scorso, come riferito ieri dalla ex moglie. Saranno sentiti a settembre.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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