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Tribunale - La testimonianza della suocera contro l'ex genero - Imputato un 44enne presunto campione di maltrattamenti "parlati"

“Mia figlia sotto shock, la sera del parto il marito è andato a ballare in discoteca…”

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Viterbo – (sil.co.) – Quando nel 2018 mia figlia ha partorito il secondogenito  col cesareo, lui la sera invece di stare con lei è andato a ballare in discoteca”, ha detto l’ex suocera di un 44enne a processo per maltrattamenti aggravati in famiglia, davanti ai figli di 2 e 6 anni. 


Tribunale di Viterbo - La panchina rossa inaugurata il 25 novembre 2022

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“Mia figlia rimase scioccata e credo che per lei sia finita quel giorno. quando è stato chiaro che il marito faceva i suoi comodi”, ha proseguito la donna. Il che non ha impedito ieri all’imputato di insinuare che la ex avesse un amante, pur senza riscontri.

Una brutta vicenda di maltrattamenti “parlati” davanti al pm Michele Adragna e al collegio presieduto dal giudice Francesco Oddi, che ieri ha sentito un’amica e i genitori della presunta vittima – parte civile con l’avvocato Gaia Cossio di Codroipo – tutti d’accordo nel riferire di come l’imputato non facesse altro che tormentare anche alla presenza dei figli piccoli la ex moglie, la quale si è decisa a chiedere la separazione nell’estate 2020, subito dopo la fine del lockdown e in piena pandemia.

Quando è stato il suo turno l’uomo, un 44enne residente in un centro della provincia, difeso dall’avvocato Vincenzo Petroni ha negato tutto: mai una spinta, mai una parola fuori posto, mai spaccati mobili e rotto suppellettili, mai minacce di morte del tipo “ti ammazzo e ti faccio a pezzi”.  Ha negato perfino l’evidenza di un messaggio sul cellulare della donna (“voi donne sempre a fare le zoccole, ti ammazzo”) inviato alle 4 di notte del 28 giugno 2020 alla ex moglie, che gli aveva annunciato l’intenzione di chiedere la separazione. “Se lo è mandato da sola, mentre dormivo, per farmi allontanare”, ha rilanciato l’imputato, allontanato nell’ottobre successivo. 

A proposito del ridimensionare le accuse col dire che non la picchiava, è stata dirimente la madre della donna, che spesso è andata a soccorrere figlia e nipoti nel cuore della notte, dando loro rifugio a casa sua. “Credo che la violenza psicologica sia sempre violenza, uguale e forse più pesante di quella fisica”. ha sottolineato l’ex suocera dell’imputato. 

L’imputato, oltre alla storia del presunto selfie-messaggio Whatsapp, ha anche accusato la moglie di avere un amante, “con cui si sentiva al telefono tutte le sere”, ma non ha saputo dare alcuna informazione che fornisse riscontri, per cui le “rivelazioni” sono state liquidate dai giudici come “supposizioni”.

Chiusa l’istruttoria, il processo è stato rinviato a maggio per la discussione. Non ci sono testi per la difesa.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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15 aprile, 2025

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