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Tribunale - Incastrato da una Lancia Delta blu e dalla nitidissime riprese delle telecamere dello sportello

Prelievi in banca con la carta rubata, alla sbarra omonimo di boss della malavita romana

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Viterbo – (sil.co.) – Omonimo di un big della criminalità organizzata capitolina, è a processo a Viterbo con l’accusa di avere rubato, nel 2021, delle carte di credito e avere prelevato 700 euro sotto gli occhi delle telecamere a Marta. ridente borgo della Tuscia sul lago di Bolsena. 

L’identificazione dell’imputato è stata al centro della testimonianza di uno dei militari della compagnia carabinieri di Montefiascone che si sono occupati delle indagini. È successo mercoledì davanti al giudice Jacopo Rocchi, assente l’imputato, assistito da un’avvocatessa romana in sostituzione del difensore di fiducia.

Una udienza interlocutoria nel corso della quale il teste ha spiegato come la Lancia Delta blu su cui viaggiava l’uomo sia stata “l’unica vettura a transitare nella via”, dove si trova l’istituto di credito del cui sportello si sarebbe servito l’autore dei prelievi incriminati. 

“Erano le 14,36 e non è passata nessun’altra macchina. La Lancia Delta blu è entrata nell’ombra di un ramo d’albero, dove si è fermata, senza che si vedesse chi c’era a bordo. È rimasta ferma tre minuti quindi è ripartita. È passata e ripassata verso la banca, in orari compatibili, ripresa da telecamere che hanno inquadrato chiaramente anche la targa”, ha spiegato.

Decisiva la telecamera dello sportello bancario: “Si vede nitidamente l’uomo, che indossa un paio di occhiali da sole e la mascherina. In base alle indagini, uno dei due che avevano in uso la vettura, risultata intestata a una società con due sedi, una a Cerveteri e una a Blera. Una società mai esistita anche se iscritta alla camera di commercio. L’altro utilizzatore non poteva essere, perché ha caratteristiche somatiche completamente diverse”, ha concluso il militare. 

A ottobre sono in programma l’esame dell’imputato, se vorrà, testimoni della difesa, discussione e sentenza.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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21 aprile, 2025

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