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Tribunale - L'accusa aveva chiesto un anno di reclusione per uno solo degli episodi denunciati

Si piazzò a casa di un disabile ma non lo rapinò, assolto l’ospite cacciato dalla moglie

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Viterbo – (sil.co.) – “Mi rubava la pensione per drogarsi”, ha detto in tribunale lo scorso marzo la presunta vittima. È stato assolto ieri dal collegio il viterbese cacciato di casa dalla moglie. L’imputato era accusato di rapina, furto e lesioni per essersi piazzato a casa di un sessantenne, conosciuto al bar, rubandogli la pensione oppure costringendolo a dargli i soldi per comprarsi la cocaina nonché minacciandolo “tutte le sere” con un coltello che faceva dondolare tra le mani mentre stava seduto sul divano. I fatti sono avvenuti tre anni fa in pieno centro storico.


Carabinieri - foto d'archivio

Carabinieri – Foto d’archivio


Non sono emerse prove che abbia rapinato dei soldi della pensione, derubato di un telefono cellulare per due giorni, minacciato e picchiato la presunta vittima, che sentita al processo ha rilasciato dichiarazioni insufficienti a una condanna.

Sono passati tre anni e in seguito alla denuncia sporta dal sessantenne a novembre 2022, l’ospite scomodo è finito a processo davanti al collegio, difeso dall’avvocato Paolo Delle Monache. Parte civile un invalido civile in carico al Dsm che ha rimesso la querela per furto, assistito dall’avvocato Luigi Mancini.

L’accusa aveva chiesto una condanna a un anno di reclusione per l’episodio dell’11 novembre 2022, quando ci sarebbe stata l’ennesima lite perché “non se ne voleva andare. Mi diceva ‘io sto qui finché non trovo una sistemazione’”.

Fino a quella sera non aveva denunciato l’ospite perché “avevo paura, ero intimorito”. “Non voleva andare via – ha riferito in aula la parte offesa lo scorso 18 marzo – ho chiamato le forze dell’ordine quando mi ha spaccato la testa, dopo avermi fatto cadere dalla sedia, continuando a colpirmi mentre ero per terra”, ha spiegato.

“Mi minacciava: ‘se chiami i carabinieri, ti ammazzo, chi lo fa è un infame’. Tutte le sere stava seduto sul divano e tenendo tra le mani un coltello, mi diceva: ‘ammazzo te e loro” e ‘te lo pianto in gola, guarda che ti ammazzo’”.


 – Cacciato dalla moglie, si piazza a casa di un invalido: “Mi rubava la pensione per drogarsi”


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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8 aprile, 2025

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