Viterbo – (sil.co.) – Processo e condanna lampo per un ventenne che lo scorso 23 marzo, dopo averla picchiata e insultata, ha minacciato la convivente con un paio di forbici quindi ha brandito contro di lei un coltello, gridandole: “Ti taglio la gola e ti squarto”. Ieri è stato condannato a due anni e quattro mesi di reclusione, con sospensione della pena subordinata a uno specifico percorso di recupero presso un ente accreditato entro sei mesi dal passaggio in giudicato della sentenza.
Violenza – immagine di repertorio
Imputato di maltrattamenti aggravati e lesioni aggravate davanti al collegio del tribunale di Viterbo un ragazzo originario dell’est europeo che deve ancora compiere 21 anni, il cui movente sarebbe stato la gelosia ossessiva nei confronti dell’altrettanto giovane compagna.
Lo scorso 23 marzo è stato arrestato dai carabinieri e sottoposto a misura cautelare a tutela della vittima.
Ieri, a distanza di meno di un mese, difeso dall’avvocato Emanuele Lai, ha patteggiato una condanna a due anni e quattro mesi di reclusione, con lo sconto di un terzo della pena del rito e la revoca del divieto di avvicinamento alla parte offesa, che si è costituita parte civile con l’avvocato Domenico Gorziglia. Oltre alla disposizione del corso di recupero obbligatorio, inoltre, gli atti del processo saranno inviati alle autorità competenti per l’applicazione delle misure di prevenzione
Una escalation di violenza cominciata lo scorso autunno quando avrebbe schiaffeggiato la convivente a casa dei suoi genitori, in un centro della Teverina. A gennaio l’avrebbe invece presa ripetutamente a pugni sulle costole solo perché voleva uscire per andare a trovare un’amica. La mattina dello scorso 14 marzo l’avrebbe presa per il collo tentando di strangolarla.
Infine l’episodio delle forbici e del coltello, quando la vittima, per avergli comunicato l’intenzione di lasciarlo, è finita in ospedale a causa delle lesioni ricevute, sbattendo violentemente contro il pomello di una sedia, per le quali è stata refertata e medicata al pronto soccorso con una prognosi di dieci giorni.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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