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Tribunale - Tra gli imputati il 25enne viterbese condannato a 8 anni e 8 mesi per il tentato omicidio di via della Pettinara

Sorpresi al telefono dalla penitenziaria a caccia di alcolici proibiti, 8 detenuti alla sbarra

di Silvana Cortignani
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Viterbo - Il carcere di Mammagialla (nel riquadro un'auto della polizia penitenziaria)

Viterbo – Il carcere di Mammagialla (nel riquadro un’auto della polizia penitenziaria)

Viterbo – Il carcere di Mammagialla (nel riquadro un’auto della polizia penitenziaria)


Viterbo – Telefonate “proibite” in carcere, a far ritrovare lo smartphone  al centro del processo a otto detenuti è stata una perquisizione a sorpresa della polizia penitenziaria di Mammagialla che la mattina del 13 novembre 2020 è entrata in una cella a caccia di grappa fai-da-te, in seguito a un ingente acquisto di zucchero e uva da parte dei detenuti.

Tra gli imputati c’è anche il 25enne viterbese Michele Montalbotti, difeso dall’avvocato Paolo Delle Monache, uno dei due giovani condannati a 8 anni e 8 mesi di reclusione l’11 settembre 2020 per il tentato omicidio di Giovanni Maria Faina, il 62enne di Allerona ridotto in fin di vita la sera del 13 ottobre 2019 in via della Pettinara, dopo essere stato colpito prima con un pugno alla testa e poi con un calcio in faccia mentre si trovava a terra dai due imputati durante una rapina. 

Invece di trovare frutta a macerare per produrre alcolici artigianali, gli agenti hanno trovato un 39enne albanese al telefono con la madre.

“Il detenuto che era nella cella era in piedi e  stava parlando al telefono. Quando mi ha visto, è scappato nel corridoio della sezione e ha lanciato il cellulare di sotto dalla finestra, facendolo schiantare per terra nell’area dei passeggi”, ha spiegato uno dei quattro operanti sentiti ieri davanti al giudice Silvia Bartollini, aggiungendo che lo schermo si era rotto e che è stato lo stesso detenuto, più tardi, a consegnare spontaneamente anche il caricabatterie.

Montalbotti – detenuto al Nicandro Izzo di Viterbo dal 18 ottobre 2019 – secondo l’accusa avrebbe usato il cellulare, fatto entrare clandestinamente all’interno dell’istituto, per scambiare conversazioni telefoniche con la fidanzata, il fratello e il padre.


Via della Pettinara - L'agguato ripreso dalle telecamere (nel riquadro la vittima)

Via della Pettinara – L’agguato ripreso dalle telecamere (nel riquadro la vittima)


Montalbotti e gli altri sette imputati – tre italiani, quattro albanesi e un macedone – sono stati raggiunti dall’avviso di conclusione indagini della pm Paola Conti per il reato di “accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti” in concorso.

Al centro dell’inchiesta un telefono cellulare di marca Melrose, con videocamera e schermo touch-screen, sequestrato a un 34enne albanese all’interno della cella condivisa dal giovane con un connazionale 39enne, che sarebbe stato sorpreso al telefono con la madre. 

Gli otto indagati avrebbero utilizzato tutti lo stesso dispositivo, sempre la sera del 13 novembre 2020, per contattare prevalentemente madri, mogli, cugine, fidanzate oppure i propri difensori. Un 53enne macedone il figlio e la figlia, un 42enne albanese il fratello.  

Sentiti i quattro poliziotti della casa circondariale di Viterbo, l’accusa ha chiesto di ascoltarne un quinto nonché il collega incaricato di effettuare le verifiche sui tabulati per individuare il traffico telefonico sfociato nel processo agli attuali imputati. Si torna in aula il prossimo autunno. 

Silvana Cortignani


Articoli: Telefonate “proibite” dal carcere, otto detenuti alla sbarra – Telefonate “fuorilegge” dal carcere, indagati otto detenuti


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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15 aprile, 2025

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