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Cassazione - Pena di primo grado definitiva dopo il no al concordato in appello

Topi d’appartamento sorpresi a Santa Lucia, due banditi condannati per furto

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Viterbo – (sil.co.) – Non è bastato ai banditi restituire la refurtiva e risarcire la vittima con tremila euro per i danni subito durante lo scasso. Sono stati condannati in via definitiva per furto aggravato e resistenza a pubblico ufficiale i due albanesi di 37 e 25 anni, in trasferta dal litorale, finiti in manette per rapina due anni fa a Viterbo. Furono sorpresi dai carabinieri, nel tardo pomeriggio di lunedì 13 novembre 2023, dopo un furto in un appartamento nel quartiere di Santa Lucia, nella immediata periferia del capoluogo. La cassazione ha rigettato la richiesta di concordato in appello della difesa. 


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Carabinieri e 118 – immagine di repertorio


I malviventi, giunti a Viterbo a bordo di una Renault, misero a segno il colpo in un appartamento al cui interno, al momento dell’irruzione dei ladri non sarebbero stati presenti gli ignari inquilini. Un terzo complice riuscì a far perdere le proprie tracce. 

I due albanesi furono arrestati per rapina, essendosi scagliati contro i militari che avevano intimato loro l’alt, dopo averli colti in flagranza, costringendoli a ricorrere alle cure dei sanitari del pronto soccorso dell’ospedale di Santa Rosa in seguito alle lesioni riportate nella colluttazione. 

 Sulle tracce della banda si erano messi i carabinieri di Civitavecchia che, a caccia dei responsabili di un’ondata di furti nella loro zona di competenza, seguirono la macchina con a bordo i sospettati fino al capoluogo della Tuscia, dove i militari vennero raggiunti dai colleghi di Viterbo, col cui supporto è stata portata a termine l’operazione.


Articoli: Sorpresi a rubare si scagliano contro i carabinieri, due banditi in carcere per rapina – Furto a Santa Lucia, ferito un carabiniere e presi i malviventi


Gli imputati hanno impugnato la sentenza con cui la corte d’appello di Roma ha confermato, lo scorso 10 luglio, la pronuncia di condanna di primo grado per furto aggravato e resistenza, rigettando la richiesta di concordato degli imputati.

La difesa – sottolineando sottolineato la resipiscenza e l’avvenuta riparazione del danno – ha contestato la sussistenza dell’elemento soggettivo del reato di resistenza perché, essendo gli agenti “in borghese”, non avrebbero potuto avvedersi della loro qualità. Relativamente al furto, invece, secondo la difesa avrebbe dovuto essere contestato solo come “tentativo”, essendo stati i banditi costantemente sotto il controllo delle forze dell’ordine.

“Anche se gli agenti erano in borghese – si legge nelle motivazioni – gli stessi avevano alzato la paletta con il segnale dell’alt e si erano espressamente qualificati”. Relativamente al maresciallo e all’appuntato finiti al pronto soccorso per le percosse ricevute, si evidenzia come i militari siano stati aggrediti con calci e pugni quindi “non mera resistenza passiva”.

“Nella fattispecie concreta non vi è stata una sorveglianza continuativa della vettura da parte delle forze dell’ordine”, si legge nella sentenza. “Il personale del Norm di Civitavecchia – viene spiegato – aveva notato la Renault con tre persone a bordo lungo la Cassia bis e la Cassia Cimina in direzione di Viterbo, nel mentre imboccava via Santa Lucia, che è una strada senza uscita. A quel punto era stata comunicata la presenza della ‘vettura sospetta’ ai carabinieri di Viterbo, che, intervenuti sul posto, avevano notato l’auto parcheggiata, con una sola persona a bordo”.

Di qui la corte territoriale ha “logicamente desunto” che non potesse ritenersi costante il monitoraggio della vettura e dunque gli agenti sapere se un’azione criminosa si stesse compiendo e dove, al punto che, solo dopo la commissione del furto, era stata individuata l’abitazione nella quale era stato commesso, dalla forzatura del cancello di ingresso posteriore e della relativa finestra. 


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28 aprile, 2025

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