Vetralla – (sil.co.) – Arancia meccanica in un’abitazione del centro di Vetralla, dove una giovane donna sarebbe stata vittima di uno stupro di gruppo, rimanendo per un’intera notte in balia dei suoi aguzzini. È successo la notte tra il 30 e il 31 agosto 2018. Ieri è entrato nel vivo, davanti al collegio, il processo a un conoscente della vittima, uno straniero imputato di violenza sessuale.
Solo il pomeriggio del giorno successivo la donna, che non si è costituita parte civile e nel frattempo si sarebbe trasferita altrove, sarebbe riuscita a scappare in strada, chiedendo aiuto alla prima persona in divisa che ha incontrato, una agente della polizia locale a bordo dell’auto di servizio, che ha immediatamente allertato il suo comandante e la locale stazione dei carabinieri dove la vittima è stata condotta per ascoltarla in un luogo sicuro e darle subito un riparo.
“Era in stato confusionale e non parlava bene l’italiano”, ha spiegato la vigilessa. “È stata fatta salire in auto e all’altezza della fermata del bus per Viterbo, sulla Cassia, ha indicato un uomo in attesa, coi pantaloni corti e una maglietta rossa, dicendo che era uno dei violentatori. Lui aveva un’aria indifferente, non ha mostrato reazioni particolari”, ha spiegato la teste.
“Ci disse che uno dei violentatori lo conosceva mentre dell’altro ci ha mostrato il contatto su Facebook”, ha concluso l’agente. Il presidente del collegio, giudice Francesco Oddi, ha disposto che vengano effettuate ricerche per rintracciare la donna, la cui testimonianza è fondamentale.
L’imputato, difeso di fiducia dall’avvocato Alessandra Vittori del foro di Viterbo, sarà ascoltato dopo i prossimi testimoni della procura ovvero altri agenti della polizia municipale di Vetralla e un carabinieri che si sono occupati delle indagini.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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