Viterbo – “Ex abundantia cordis”. Parlo lasciando volare la meditazione del cuore. Del resto il nostro direttore Carlo Galeotti ha scritto cose bellissime e vere. Non c’è bisogno di fare citazioni perché don Franco era “Parola di Dio” in mezzo a noi, vera e senza fronzoli.
Siamo cresciuti insieme negli stessi banchi e guidati dagli stessi maestri, soprattutto don Dante Bernini. La “abundantia” che Don Franco mi invita a meditare è: rispetto, affetto, riconoscenza… quando ci incontravamo per le riunioni del clero era una festa di ricordi e di condivisioni. Avevo anche suggerito che in uno degli incontri lasciassero celebrare e parlare lui, per soddisfare la nostra sete di un Dio che vediamo nel suo volto, Gesù Cristo, e viviamo nel suo corpo, la Chiesa. Ma, aggiungevo anche: non lo faranno mai! C’era stato chi lo considerava, con un sorrisetto poco accogliente: “… ma è un sensantottino”, sconsigliando di invitarlo a condividere la sua fede con la gente. Perché si ha timore di una fede pulita che scuote la coscienza e invita a diventare lievito, sale e fuoco. Si preferisce adornare gli altari di candele e calici preziosi, dimenticando che Dio desidera la nostra vita come dono gradito, non le nostre cose.
Andandolo a trovare, nel suo Eremo San Francesco, vicino “Le Fontane” (Valentano) si aveva l’impressione di andare da Giovanni Battista. Non era una canna agitata dal vento degli interessi del momento, non una persona vestita in vesti sontuose e colorate come ne vediamo in giro, non uno che abitava in case e palazzi ricchi certo di storia, ma non di Vangelo…
Si andava a trovare don Franco, un profeta (vedi: Mt 11). E i profeti danno fastidio. Si va ai loro funerali, ma la loro vita fatica a entrare nella nostra. Quando lo andai a trovare, tornando dal Canada, appena eletto Francesco, mi accolse dicendo quasi gridando: “lo sentivo che si sarebbe chiamato Francesco… lo speravo… perché abbiamo bisogno di una chiesa libera, quella che Francesco sognava”. Eravamo felici.
Una chiesa che non esce dalle discussioni teologiche e morali troppo spesso avulse dalla realtà della vita e dei cammini umani. Il mondo ha bisogno di una chiesa limpida e lo abbiamo visto alla morte di Franceso, il papa. Una chiesa=tutti noi, ed è questo il vero significato di Sinodo e Giubileo, che abbraccia tutti e tutte. Un abbraccio senza giudici e condanne. Un abbraccio che guidi e aiuti a cambiare ma con il sorriso come mi sembra di vedere anche in papa Leone che è mansueto come un agnello.
Incontrare Franco era come sentire la freschezza del Vangelo “sine glossa”. Pregare con lui nella sua casetta era come entrare nella casetta di Nazaret. Si usciva sentendoci in cammino e “crescendo in Cristo”, avvicinandosi sempre più a Lui e vivendo una vita che rifletta il suo amore e la sua grandezza, come possiamo meditare con Efesini al cap. 4. Cioè diventare Lui e la sua presenza nel mondo assetato di Dio e lo scriveva anche papa Benedetto XVI, nella sua “Deus Caritas Est” del 2005.
Se vogliamo essere coerenti con quello che si dirà in questi giorni, siamolo fino in fondo.
Il miglior modo per ringraziare don Franco è renderlo presente, cambiando il nostro stile di essere preti: scendiamo dal palco; vestiamoci di semplicità; rendiamo umane le nostre celebrazioni e che non siano cerimonie di apparenze; apriamo le porte a chi ha timore di entrare perché giudicato in base alle regolette; parliamo per essere ascoltati non solo sentiti; aiutiamo la gente a capire il cammino della fede e non solo imbottirli di feste, belle anche ma vuote di spirito.
Non facciamoci dire: … se ne è andato l’ultimo prete. Don Franco non deve essere l’ultimo, ma sia guida per una schiera di testimoni del Vangelo e non solo cerimonieri del culto. E qui termino con le parole di un maestro già citato: “quando i lontani, vedono dei cristiani che non abbandonano i più disperati della terra e rimangono là dove la sofferenza è più grande anche a rischio della vita, si stropicciano gli occhi dell’anima”. E tu eri un prete libero a servizio, perché “… non esiste libertà più grande di essere come rondini che volano nello spazio del cielo attratti dalla ricchezza del sole, Dio in Gesù Cristo, per la forza dello Spirito” (don Dante). Franco non ci mancherai perché ti sentiamo volare dentro di noi. Facci volare come te.
Don Gianni Carparelli
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