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Tribunale - Parrucchiere nega acquisti da un presunto pusher accusato di spacciare in casa

“Non sono andato da lui per la cocaina, ma per portargli lo shampoo”

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Viterbo – (sil.co.) – “Ero andato a portargli lo shampoo”. Una stupefacente coincidenza quella spuntata ieri in tribunale nel corso del processo a un pusher accusato di avere ripreso una fiorente attività di spaccio nella sua casa tra la Pila e il Murialdo non appena finiti di scontare i domiciliari.  I presunti clienti, beccati con la droga in tasca e nelle mutande dai carabinieri, hanno negato acquisti. A partire dal parrucchiere dello shampoo. 


Carabinieri - Un inseguimento - Foto di repertorio

Carabinieri – Un inseguimento – Foto di repertorio


Tra i testimoni della procura per l’appunto un parrucchiere cinquantenne del capoluogo, fermato con la moglie per un controllo all’incrocio della Grotticella verso le dieci e un quarto di sera del 3 luglio 2020, a bordo di una Cinquecento grigia, dopo che si era trattenuto per meno di cinque minuti nell’abitazione dell’imputato, sorvegliata a vista da militari in borghese e dalle telecamere della procura.

“È un cliente del mio salone e anche un mio amico, ero andato a portargli lo shampoo”, ha detto a un incredulo giudice Jacopo Rocchi. “Sono passato da lui a quell’ora perché era il nostro anniversario di matrimonio e con mia moglie stavamo andando a Tarquinia per festeggiarlo al mare. Per questo avevo 3 grammi di cocaina in tasca, ma l’avevo presa da uno in centro”, ha insistito imperterrito il testimone.

Poco prima però uno dei militari che hanno condotto l’operazione aveva spiegato: “Il parrucchiere gli aveva ordinato la droga su Signal con il messaggio ‘okay, alle 22,15 sono da te’ seguito da tre emoticon per indicare i tre grammi”.

Stessa solfa il teste successivo, un quarantenne del capoluogo, che fu arrestato la sera del 10 luglio dopo un salto anche lui a casa dell’imputato. Nel suo caso, i carabinieri gli trovarono anche un involucro da 5 grammi di cocaina nelle mutande, mentre era su una Toyota guidata da un pregiudicato. “L’avevo presa per uso personale nel parcheggio del parchetto, sono io che l’ho portata all’imputato, passando a fargli un saluto. Sono stato pure arrestato quella sera e finito in carcere”.

In carcere si trova attualmente anche l’imputato, difeso dall’avvocato Luigi Mancini e detenuto a Civitavecchia. Sentenza prevista entro l’inverno.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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19 giugno, 2025

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