Viterbo – La cocaina sequestrata
Viterbo – (sil.co.) – Quando i carabinieri lo hanno arrestato al Murialdo, la sera del 3 ottobre 2023, stava continuando a spacciare dai domiciliari. In manette un 34enne albanese “in trasferta” dalla riviera romagnola dove era stato condannato per droga. Nel corso del blitz i militari sequestrarono cocaina per oltre 10mila euro e arrestarono anche un 47enne di Viterbo.
Ebbene, lo scorso 28 marzo la cassazione ha bocciato il ricorso del 34enne contro l’ordinanza con cui il tribunale di Viterbo, lo scorso 23 gennaio, in funzione di giudice dell’esecuzione, gli ha negato la continuazione con l’attività di spaccio precedentemente “esercitata” tra Rimini e Misano Adriatico fino al 2 agosto 2022.
Il 34enne, in carcere dal 2 agosto 2022 al 27 giugno 2023, ha ottenuto gli arresti domiciliari dal 28 giugno 2023 al 18 ottobre 2023, quando è tornato dietro le sbarre in seguito all’arresto di inizio a mese a Viterbo.
Gli ermellini nelle motivazioni della sentenza sottolineano “l’ampia differenza dei luoghi e dei tempi di commissione dei reati” – più di 300 chilometri e un anno e 2 mesi di distanza – nonché “la possibilità di reperire quantità così consistenti di stupefacenti” – 113,65 grammi di cocaina a Rimini e 184,37 grammi di cocaina a Viterbo – attesi i limiti agli spostamenti che caratterizzano un soggetto agli arresti domiciliari.
La sera del 3 ottobre di due anni fa i carabinieri del radiomobile avevano arrestato in via Ippolito Nievo il 47enne viterbese in possesso di un involucro di cellophane da 5,20 grammi di cocaina, scoprendo che l’aveva comprata da un albanese agli arresti domiciliari in zona per spaccio.
Nell’abitazione del 33enne albanese furono poi rinvenuti tre involucri contenenti cocaina, nascosti negli indumenti del sospettato, con un peso complessivo di circa 200 grammi per un valore stimato in oltre 10mila euro.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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