Viterbo – (sil.co.) – Davanti al giudice Jacopo Rocchi una delle tante aggressioni avvenute negli ultimi anni a viale Trento, nei pressi della stazione di porta Fiorentina e dell’omonima porta di accesso al centro storico, lungo le mura di Viterbo.
Protagonisti due ragazzi italiani, il cui alterco sarebbe sfociato in lesioni personali reciproche con relativa corsa al pronto soccorso per farsi medicare le ferite.
Mercoledì è stata ascoltata in tribunale la persona offesa, un 33enne che il 20 aprile 2023 sarebbe stato inseguito in viale Trento da un 39enne armato di bottiglia, imputato di lesioni aggravate, difeso dall’avvocato Paolo Delle Monache.
“Io ho reagito per paura”, ha detto il 33enne, ovvero la parte offesa, ammettendo di avere colpito a sua volta l’imputato, che avrebbe riportato a sua volta la frattura della mandibola.
L’alterco avrebbe avuto inizio all’esterno del bar. “Io sono scappato via e sono stato inseguito con una bottiglia in mano, è stato un gesto istintivo, ho visto il viso una maschera di sangue. Sono rimasto ferito al volto e in ospedale mi hanno applicato diversi punti di sutura. Per fortuna che la bottiglia non si è rotta, altrimenti non so come sarebbe finita per me”, ha concluso, esponendo la sua versione dei fatti.
Il 33enne ha riportato lesioni giudicate guaribili in 14 giorni dai sanitari del Santa Rosa.
Si torna in aula a novembre.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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