Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • YahooMyWeb
    • MySpace
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Tribunale - Imputato un noto pregiudicato romano - Parti civili padre e figlio ristoratori

Indagato per la morte di Diabolik, tenta di estorcere 50mila euro a due imprenditori

di Silvana Cortignani
Condividi la notizia:

Fabrizio Piscitelli

Fabrizio Piscitelli – Fu ucciso il 7 agosto 2019 

 Francesco Massatani

L’avvocato di parte civile Francesco Massatani

Guendalina Chiesi

Il difensore Guendalina Chiesi


Viterbo – “Venite a portarmi i soldi, sennò vengo io”, coppia di ristoratori viterbesi vittime di una tentata estorsione in seguito alla morte di Diabolik.

A processo un noto pregiudicato romano residente a Nepi, indagato nell’ambito dell’omicidio di  Fabrizio “Diabolik” Piscitelli, che nel 2019 avrebbe preteso 50mila euro per pagarsi la difesa da due imprenditori viterbesi, titolari di un esercizio commerciale nella capitale.

Imputato davanti al giudice Giacomo Autizi del tribunale di Viterbo il cinquantenne S. F., finito in carcere il primo ottobre 2024, quando è stato prelevato a casa dalla squadra mobile di Viterbo, per espiare un cumulo di pene pari a 4 anni e 8 mesi di reclusione, in seguito a tre distinte condanne. È difeso dall’avvocato Guendalina Chiesi. 

Nel 2019 era finito sul registro degli indagati per l’omicidio di Fabrizio Piscitelli, il Diabolik degli Irriducibili Lazio, ucciso con un colpo di pistola il 7 agosto del 2019 al Parco degli Acquedotti a Roma. Non per il delitto in sé, ma perché avrebbe fatto parte di un’associazione a delinquere di spacciatori finita nel mirino degli inquirenti durante le indagini.

Tornando al processo viterbese, presunte vittime di S.F. sono padre e figlio, parti civili con l’avvocato Francesco Massatani. Il presunto tentativo di estorsione si sarebbe consumato tra la morte di Diabolik e il 22 agosto 2019, quando è stato denunciato ai carabinieri. 

L’istruttoria è entrata nel vivo mercoledì con la testimonianza del figlio. “Voleva 50mila euro per pagarsi le spese degli avvocati quando si è trovato coinvolto nelle indagini per la morte di Piscitelli – ha spiegato – diceva che glieli dovevamo per averci aiutato parlando con delle persone per il nostro locale e per questo era finito nel giro, dava la colpa a noi”. 

 “Veniva al ristorante, si appostava fuori, mandava messaggi. Una volta ha menato uno davanti a me e mio padre, abbiamo pensato che morisse. Ma credo che in realtà fosse solo una dimostrazione di forza, per intimorirci. E in effetti fummo intimoriti”. Ma nei confronti di padre e figlio o loro familiari non ci furono mai minacce di morte: “Minacce di morte no, ma minacce continue sì, minacce e pressioni continue per avere soldi, tipo ‘vieni a portarmi i soldi, sennò vengo io'”. 

Il processo riprenderà in autunno per sentire altri tre testimoni dell’accusa. Il cinquantenne nel 2016, colpito da ben cinque mandati d’arresto europei, fu catturato in Olanda ed estradato in Italia per estorsione e traffico di droga. Nel 2022 è stato uno degli indagati dell’operazione “Tabula Rasa” che ha portato allo smantellamento di un’organizzazione criminale dedita allo spaccio. Lo scorso autunno è stato arrestato dalla mobile della questura di Viterbo a Nepi. 

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


Condividi la notizia:
4 luglio, 2025

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY

Test nuovo sito su aruba container https://www.tusciaweb.it/via-sandro-pertini-strada-pubblica-chiusa-con-sbarra/