Canepina – (sil.co.) – “Guarda che ho amici nella banda della Magliana, guarda che conosco i Casamonica”. Le minacce sono le sue, anche messe nero su bianco per iscritto via mail, ma l’udienza del processo col giudizio immediato a un imputato romano da anni residente a Canepina non ha chiarito se l’uomo avesse o abbia davvero entrature nella criminalità organizzata capitolina o sia soltanto un millantatore.
Sicuramente è accusato di stalking ai danni di una donna con cui ha avuto una relazione da novembre del 2022 ai primi di aprile del 2025, quando lei lo ha lasciato e lui avrebbe cominciato a perseguitarla.
E sicuramente può vantare un record. In 40 giorni, prima del 28 maggio dell’anno scorso quando è scattata la misura cautelare del divieto di avvicinamento alla donna, le ha inviato 550 tra mail e pec, dopo che la vittima lo aveva bloccato su tutti gli altri dispositivi.
“Usava mai e pec come app di messaggistica. In una scriveva ‘stupida’, in un’altra ‘non sai chi sono io’ oppure ‘dentro la banda della Magliana, c’abbiamo cuore pure per le puttane’. Io non ho mai risposto a nulla”, ha spiegato al giudice Jacopo Rocchi la parte offesa, raccontando gli appostamenti dell’imputato sotto casa, le vanterie sugli amici tra la criminalità romana che conta, che sarebbero state note a tutti in paese, così come la sua inclinazione all’alcol.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso fu trovarselo di notte al videocitofono, completamente fuori di sé, che la minacciava, strappandolo dal muro mentre la irrideva e la invitava a chiamare la polizia. “Era il 6 maggio, mi ha terrorizzata, ho veramente temuto il peggio. I carabinieri mi consigliarono di andare via subito. Non feci neanche le valigie. Il giorno dopo, ovvero il 7 maggio, che a Viterbo era il bomba day, sono venuti a prendermi i miei figli e mi sono rifugiata a casa loro, poi sono andata al centro antiviolenza”, ha proseguito la donna.
“Ci disse che lui era un ubriacone pieno di debiti e che lei lo aveva lasciato per via delle continue vessazioni psicologiche e delle aggressioni verbali, scappando dai figli dopo l’episodio del 6 maggio, quindi facendovi vedere le centinaia di messaggi che le aveva inviato usando la mail e la pec come app. Fummo noi del centro antiviolenza a chiamare i carabinieri dopo averli letti, capendo quanto fosse pericoloso. Anche dopo la misura lei era terrorizzata, aveva paura di recarsi a casa sua e aveva paura di dormire da sola la notte. Anche perché lui aveva rifiutato il braccialetto”, ha spiegato una responsabile.
Il processo riprenderà a febbraio.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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