Viterbo – (sil.co.) – Ha pianto tutto il tempo in attesa della sentenza, sperando che il marito che lei stessa ha denunciato a Ferragosto dell’anno scorso venisse assolto dal collegio come chiesto dalla pm Aurora Mariotti. E così è stato, con formula piena, “perché il fatto non sussiste”.
Imputato di maltrattamenti aggravati in famiglia un cinquantenne con gravi problemi di tossicodipendenza. “Mi accusava in continuazione di tradimenti inesistenti e diventava aggressivo quando aveva le allucinazioni dovute all’abuso di sostanze. Ad esempio, vedeva animaletti sulle tende e anche su di me”, ha ammesso la donna, che nel frattempo ha rimesso la querela, mentre lui, sottoposto a divieto di avvicinamento, è finito a processo col giudizio immediato.
La donna, una 44enne, martedì ha ridimensionato le accuse, negando che il marito l’avesse picchiata volontariamente, ma solo quando non era in sé.
Ha negato un clima di sopraffazione e vessazioni, spiegando che l’anno scorso, alla voglia di Ferragosto, si era spaventata perché l’uomo, da cui era separata, nel cuore della notte si era presentato a casa sua, arrampicandosi sulle impalcature per la ristrutturazione del palazzo: “Ma lo ha fatto solo perché voleva vedermi”.
A maggio 2023 la decisione di lasciarlo: “Al culmine di un litigio mi aveva detto ‘ti metto in carrozzina’”. Una volta è finito all’ospedale Santa Rosa dopo essere stato beccato in giro nudo. Dai primi di agosto 2024 una escalation di condotte inquietanti: “È sparito due giorni e dopo averlo cercato dappertutto, l’ho trovato che dormiva in mutande nel suo furgone sotto un ponte”. Poi il clou a Ferragosto.
Dopo il divieto di avvicinamento, l’uomo avrebbe anche violato la misura: “Non lui, sono stata io, che mi sono tolta la mia parte di braccialetto elettronico, perché avevo bisogno urgente di un passaggio e solo lui poteva darmelo”.
“È sempre stato un padre meraviglioso e un marito presente”, ha concluso la parte offesa, chiedendo l’assoluzione e la revoca della misura. “Ha iniziato un percorso per disintossicarsi e speriamo di poter tornare insieme”.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY