Viterbo – “Viterbo capitale della mafia turca”, è l’iperbole usata da Saviano dopo l’arresto dei due turchi armati alloggiati sulla salita di Santa Rosa il tre settembre. Che fanno tre turchi detenuti a Mammagialla, contando anche il presunto boss della mafia turca catturato pure lui in un b&b, il 25 agosto. Con loro non c’e invece il boss Baris Boyun, dietro le sbarre da un anno e quattro mesi, ma al 41 bis in un penitenziario del nord. Tra Atiz e Boyun appare certo un collegamento. E presumibilmente anche con la coppia di “attentatori” mancati. Se la pista della criminalità organizzata si rafforzerà.
Mafia turca – I boss Baris Boyun e Ismail Atiz, entrambi arrestati a Viterbo
Tutto è cominciato il 22 maggio 2024 con l’arresto del boss 41enne Baris Boyun, trasferito un mese prima dai domiciliari a Crotone ai domiciliari blindatissimi di Bagnaia, in seguito a un attentato a colpi di arma da fuoco sparati contro la porta della sua abitazione. Con lui furono arrestati una ventina di sodali, tra cui un solo italiano, un 33enne viterbese, condannato a 4 anni con l’abbreviato, che gli faceva da autista e traduttore, recandosi una volta in missione nelle Marche per ritirare una partita di armi.
Lo scorso 25 agosto è stato invece arrestato dalla polizia, in un b&b del capoluogo, un altro boss turco, legato pare a Boyun, sul cui capo pende una “red notice” dell’Interpol. In carcere è finito Ismail “Hamuş” Atiz, 26 anni, presunto leader dell’organizzazione criminale “Casperlar”.
Il 3 settembre è toccato alla coppia armata. Si chiamerebbero Baris Kaya e Abdullah Atik – ma l’identità così come l’età sono incerti – il 22enne e il 25enne arrestati a Santa Rosa per armi, ovvero una mitraglietta, una pistola e munizioni.
Allarme attentato a Santa Rosa – Gli arresti
Secondo alcune ipotesi i due ventenni potevano essere qui per Atiz – difficilmente per una visita in carcere – che, nei documenti investigativi italiani, viene descritto come “figura chiave delle organizzazioni criminali turche”. Ma soprattutto vengono descritti i suoi contatti nella cerchia di Baris Boyun, che sarebbero all’origine della sua escalation criminale.
Sarebbe arrivato a Viterbo non si sa come dalla Germania, dove – come confermato dalla procura di Francoforte sul Meno – è stato arrestato il 3 luglio in un’area di sosta, durante un controllo di routine, sull’autostrada A5 in Assia. Arrestato e rimesso in libertà quattro giorni dopo, nonostante un mandato di arresto segnalato dall’Interpol e una richiesta di estradizione di Ankara, rigettata dal tribunale di Francoforte. Negli ambienti investigativi tedeschi, è considerato un individuo di “alto profilo”.
Secondo gli investigatori turchi, il 26enne sarebbe a capo della gang “Casper“, rivale dei “Dalton”, coinvolta in reati gravi come omicidio, rapina, traffico di droga e prostituzione. Durante l’estate, in Turchia sono state sequestrate al sodalizio cinque pistole senza licenza, 190 cartucce, 46 pillole di stupefacenti e 940 grammi di stupefacenti, 79 le persone arrestate.
Ismail Atiz sarebbe originario di Mardin, una città di 86mila abitanti, nell’Anatolia sud-orientale, situata a oltre mille metri di altitudine al confine con la Siria, dove convivono curdi e arabi mhallami.
Mafia turca – Ismail Atiz
Allarme in Europa. Negli ultimi mesi, in collaborazione con la Turchia, sono state arrestate 234 persone per traffico di droga e sequestrate oltre 21 tonnellate di stupefacenti. Le autorità greche avrebbero segnalato la presenza di una decina di bande turche nel loro paese, dove a maggio alcuni membri avrebbero aggredito agenti dei servizi segreti. In Spagna, all’inizio di agosto, si sarebbero verificati diversi scontri a fuoco tra gruppi rivali e un boss sarebbe stato ucciso a colpi d’arma da fuoco per strada. Secondo un rapporto dell’Europol dell’anno scorso, “figure chiave turche costituiscono spesso il nucleo di reti criminali con criminali belgi, olandesi e tedeschi”.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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