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Allarme attentato - Arresto dei due giovani armati - Parla, per la prima volta, Sergio Albertelli, proprietario del b&b La Sosta sulla salita di Santa Rosa teatro del blitz della polizia: "La mia compagna mi ha fatto leggere un articolo di Tusciaweb sulla mafia turca e allora ho chiamato il 113" - Il racconto delle stranezze dei due malviventi che hanno portato alla denuncia - I due turchi avevano fatto una scorta enorme di alimentari, non uscivano mai dalla stanza e fumavano in continuazione

“Quei due mi hanno insospettito subito, ho seguito l’istinto e ho chiamato la polizia…”

di Carlo Galeotti
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Viterbo“Dal primo impatto quei due non mi sono piaciuti e ho iniziato ad avere sospetti”. Sergio Albertelli, gestore del b&b La sosta, proprio davanti alla chiesa di Santa Rosa, racconta per la prima volta la vicenda che il giorno del trasporto della macchina di Santa Rosa ha portato al blitz della polizia e all’arresto di due giovani turchi. Per loro l’accusa è di detenzione illegale di armi e si sospetta possano essere collegati con la mafia turca. I due avevano regolarmente prenotato con Booking dal 2 al 9 settembre e pagato seicento euro la stanza. Albertelli e la sua compagna, dopo aver superato una serie di dubbi e incertezze, hanno deciso di denunciare e chiamare la polizia, che è intervenuta scoprendo un piccolo arsenale fatto di mitra e pistole. Un gesto, quello Albertelli e la sua compagna, che è un segnale di civiltà, di rispetto dello stato di diritto e anche di coraggio civico.

Allarme attentato a Santa Rosa - Il b&b La sosta

Allarme attentato a Santa Rosa – Il b&b La sosta


Come ha vissuto questa vicenda?
“Male, malissimo”, risponde di getto Albertelli. 

Perché malissimo?
“Malissimo perché sono stato combattuto dal 2 al 3, fino a che con la mia compagna abbiamo chiamato la questura”.

Combattuto per quale motivo?
“Perché quei due non mi piacevano. Ma non capivo il perché. Va detto che io ho fatto tutte le cose in regola: la prenotazione mi è arrivata tramite Booking per due adulti nella camera. E quindi la prenotazione era corretta. Però le persone che avevo ospitato, nonostante mi avessero dato i documenti, non mi piacevano. C’era qualcosa che non andava che non riuscivo bene a mettere a fuoco”.

Allarme attentato - Agenti di polizia sulla salita di Santa Rosa

Allarme attentato – Agenti di polizia sulla salita di Santa Rosa


Che cosa l’ha messa in allerta?
“Santa Rosa? Non lo so, devo essere sincero. Eravamo io e la mia compagna e ci guardavamo e dicevamo: “A me questi non piacciono”. Ci sono stati dei passaggi strani. Il primo, uno dei due ci ha detto: “Viene il mio amico, gli lasci le chiavi”. E la cosa ci è apparsa strana.
“No devi venire tu a prendere le chiavi”, gli ho risposto.

Parlava soltanto turco, qualche parola in spagnolo e inglese. Con difficoltà alla fine ci siamo capiti. Ci sono state poi una serie di circostanze strane, come se i due volessero nascondere qualcosa. Non mi piacevano. Uno a pelle le sente certe cose. Insomma una situazione strana, molto strana”. 

C’è stato un particolare che ha fatto scattare un primo sospetto?
“Sì, il fatto che sono arrivati senza bagagli inizialmente, erano senza bagagli. Non avevano una valigia. Di solito un turista ha una 24 ore, una valigia. E non si fermavano un giorno, perché la prenotazione era dal 2 al 9, se non erro, quindi si fermavano 6-7 giorni, e non c’erano bagagli, non c’era niente. Anche l’abbigliamento era strano, avevano le ciabatte, quelle da mare”.

Allarme attentato a Santa Rosa - Il b&b La sosta

Allarme attentato a Santa Rosa – Il b&b La sosta


Sono arrivati il 2?
“Sono arrivati il 2 a mezzogiorno, mezzogiorno e mezzo”.

Poi come è andata?
“Alla fine abbiamo consegnato le chiavi a uno dei ragazzi. Poi li abbiamo visti rientrare con due borsoni, uno giallo e uno blu, di un supermercato pieni pieni e stracolmi di roba da mangiare. Mi ricordo i pacchi della Barilla. Era tanta roba e mi sono detto: “Ma quanto devono starci? Quanto vogliono mangiare?”. E poi non c’è la cucina quindi non potevano cucinare. Strano. Poi camminando e uscendo da porta San Marco c’era l’altro ragazzo che era seduto su delle scale con altre due borse uguali, una blu e una gialla. Sempre stracolme di generi alimentari”. 

Non è che sotto gli alimentari nascondevano qualcosa?
“Tutto è possibile. Questo io non lo so. Si è parlato di mitra e pistole ma io non li ho visti. Insomma non è che ho visto spuntare dalla busta la canna di un fucile, perché altrimenti avrei chiamato immediatamente la questura”.

Qual è stata la stranezza fondamentale?
“Siamo tornati nel b&b nel pomeriggio, perché c’era un’altra stanza che avevo lasciata libera per noi, per noi di famiglia. E niente, ci ha destato sospetto il fatto che stavano rinchiusi dentro nella stanza. Non hanno neanche aperto la finestra per guardare il corteo, per guardare la processione. Al che ho detto: “Ma è possibile che questi spendano 600 euro per non guardare neanche la festa?”. Mi sembrava tutto strano, avevano un comportamento strano. Un comportamento non normale e abbiamo cominciato a sospettare. Addirittura sono tornato giù dopo cena, con la scusa di dover portare giù delle sedie, e sono andato giù per vedere se c’erano. La situazione non era cambiata. Erano dentro la stanza. C’era una puzza di fumo insopportabile. Anche se è vietato fumare. Insomma, dentro c’erano. Volevo bussare ma ho evitato per non litigare”.

Allarme attentato a Santa Rosa - Gli arresti

Allarme attentato a Santa Rosa – Gli arresti


Ha detto qualcosa a qualcuno di questa strana situazione?
“Sì a degli amici che hanno tentato di tranquillizzarmi. Però io e la mia compagna continuavamo a non essere tranquilli. Non so per quale motivo preciso, ma non mi davano tranquillità. Poi mentre io stavo in giro per lavoro, la mia compagna mi ha mandato un whatsapp con una notizia di Tusciaweb, dove c’era scritto che ad agosto era stato arrestato un boss della mafia turca a Viterbo. E mi ha detto: “Ci dobbiamo preoccupare veramente”. E a quel punto ho detto sì, io mi devo preoccupare veramente, non posso stare con la preoccupazione che dentro casa ho delle persone così. Io ho pensato alla droga, non pensavo mai alle armi, però. Quando è arrivata l’una e mezza ho detto: “Vabbè mi prenderanno un po’ per stupido” e ho chiamato il 113.
In un primo momento mi hanno tranquillizzato, poi mi ha chiamato il commissario della Digos, una donna, che mi ha detto se avevo inviato i documenti dei due. Ovviamente li avevo inviati. Insomma tutto a posto. Ma le ho detto: “Io sto a posto amministrativamente, però la coscienza non ce l’ho a posto, non mi piacciono. Sembra che stiano nascosti. Non sono usciti per niente dalla stanza. Insomma se fate un controllino, io sono più tranquillo”. Le ho poi rimandato i documenti dei due turchi. Dopo un quarto d’ora venti minuti i poliziotti sono arrivati e sono entrati nel b&b. La polizia si è mossa con molta professionalità e hanno arrestato i due. Sono stati bravissimi. E il giorno dopo hanno raccolto la mia deposizione per ore in questura. E lo stress non è stato poco e c’è stato anche un certo timore”. 

Allarme attentato a Santa Rosa - Il b&b La sosta

Allarme attentato a Santa Rosa – Il b&b La sosta


Cosa pensa dell’ipotesi che si sono fatte, che potevano fare un attentato alla macchina di Santa Rosa?
“Ovviamente sono solo considerazioni personali, ma proprio il fatto che avevano prenotato fino al 9, mi fa pensare che non volevano fare nessun attentato. Certo avevano delle armi. Però secondo me erano capitati lì da me per sbaglio. E solo per una combinazione quella stanza era vuota a ridosso della festa, perché l’avevo riservata per amici che poi hanno disdetto all’ultimo momento. Secondo me loro hanno prenotato dall’altra parte del mondo e chi ha prenotato non era quello che doveva dormirci, ma era un altro perché telefonando si capiva che non era lui. Per sfortuna loro si sono trovati al centro della festa. Questo è quello che io sospetto. Se ci sono altre ragioni per cui erano lì, le dovrà appurare la polizia, ovviamente”.

Quando ha iniziato a tranquillizzarsi veramente?
“Nel momento in cui ho chiamato la polizia io già ero più tranquillo. È chiaro che quando ho visto che l’hanno arrestati ho capito che la cosa era grave. Però diciamo… mi sono un attimino rilassato. Ho detto: “Cacchio ho fatto bene a chiamare la polizia, stavolta ci ho pensato dieci volte. La prossima volta al primo sentore chiamo la polizia”. Non perché sono bravo, ma perché poi mi sono sentito più tranquillo”. 

Si è parlato di cose alquanto strane, qualche giornale ha scritto addirittura che c’era la mitragliatrice sul marciapiede…
“No, assolutamente no, io non ho visto armi, nessuno ha visto armi. Le armi le ha viste la polizia quando è entrata nella loro stanza. Va ribadito che si sono mossi cercando di creare minor scompiglio possibile, vista la gente che c’era in strada. Io ho visto tutto dall’imbocco di via Casa di Santa Rosa. Le volanti sono arrivate una da via Santa Rosa contromano e una da Mazzini. Nel giro di pochi minuti li hanno presi portati via, cercando di non allarmare la folla. Io però alla fine ero abbastanza scosso e ho visto la macchina di Santa Rosa non dal b&b, come faccio di solito, ma da un’altra postazione”.

Allarme attentato a Santa Rosa - Il b&b La sosta

Allarme attentato a Santa Rosa – Il b&b La sosta


Dopo ci sono state conseguenze sgradevoli?
“Sì, la cosa più fastidiosa è stata l’invadenza dei giornalisti. Rai 1 mi è entrata dentro il giardino ed è arrivata fino al portone di casa con la telecamera puntata in faccia. Al che gli ho fatto abbassare la telecamera. Per dirne una. Mi hanno trasmesso su Rai 1, si vedevano le mie scarpe e si sentiva la mia voce che diceva: “No grazie, ho passato una giornata già abbastanza pesante”. Tutta la stampa mi ha assediato per avere una intervista. Hanno fatto di tutto per avere il mio numero. Da Rai3 a Mediaset sono stato veramente assediato. Hanno perfino finto una prenotazione per avere il mio numero. Ma con la mia compagna abbiamo risposto a tutti che non rilasciavamo dichiarazioni a nessuno”.

Ha pure incontrato la sindaca Chiara Frontini ieri, cosa le ha detto?
“La sindaca Frontini mi ha ringraziato per il coraggio, come aveva fatto in vero anche Raffaele Ascenzi prima, e mi ha detto che vedrà di darmi un encomio. La cosa gratifica me e la mia compagna, ma non deve essere fine a sé stessa. Ma deve essere un segnale per tutti, affinché nessuno abbia paura di denunciare. Insomma: se vedete qualcosa di strano è bene denunciare, non abbiate paura. Sono convinto, in ogni caso, che in tanti avrebbero fatto la stessa cosa che abbiamo fatto noi. Certo lo stress è stato molto, sono stato combattuto per due giorni. Mi è venuto fuori pure un herpes per la tensione. Una vicenda del genere non l’avevo mai vissuta. Vedere persone arrestate uscire da casa mia con la mano sulla testa e metterle nella macchina non è piacevole”.

Ultima domanda, lo rifarebbe, rifarebbe tutto?
“Sì, tranquillamente lo rifarei. Soprattutto sapendo chi erano, lo rifarei subito, immediatamente. Non aspetterei l’una e mezza del tre”.

Carlo Galeotti


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6 settembre, 2025

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