Villa San Giovanni in Tuscia – (sil.co.) – Aveva soltanto 19 anni quando, nel 2023, querelò assieme alla madre il padre, che non perdeva occasione, quando era ubriaco, di picchiare la consorte e minacciare di morte lei e la figlia.
La sera che nella casa di famiglia, a Villa San Giovanni in Tuscia, piombarono i carabinieri, l’intervento era stato chiesto da uno dei due fratelli della ragazza, che si erano precipitati nell’abitazione dei genitori.
“Loro se ne erano andati via da casa non appena compiuti 18 anni”, ha spiegato la sorella che, come la madre, ha ritirato la denuncia dopo essersi trasferita altrove e non ha più rapporti col genitore.
“Volevo dare una lezione a mio marito, poi mi sono sentita in colpa”, ha riferito alla pm Aurora Mariotti e al collegio presieduto dal giudice Francesco Oddi la presunta vittima, negando di avere ricevuto pressioni dall’imputato, accusato di maltrattamenti aggravati in famiglia e difeso dall’avvocato Luigi Mancini.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l’ennesima aggressione dell’imputato alla moglie davanti alla figlia, “per il cibo, per la casa, per i soldi”. La donna, che era appena rientrata dal lavoro, si imbottì di antidepressivi e fu ricoverata all’ospedale Santa Rosa in codice rosso. I tre figli chiamarono i carabinieri.
Erano circa le undici di sera del 12 marzo 2023. L’episodio, giunto dopo un paio di mesi di condotte sempre più violente da parte del marito, ha segnato la fine di una relazione durata 32 anni.
“Se te ne vai, ti ammazzo”, l’avrebbe minacciata, terrorizzando moglie e figlia. Alla prossima udienza sarà sentito il fratello che quella sera ha materialmente chiamato i carabinieri, segnalando una lite familiare. “Quando siamo giunti sul posto, abbiamo trovato il padre, la sorella e i due fratelli, mentre la madre era stata già portata d’urgenza al pronto soccorso in ambulanza dal 118 con un codice rosso”, ha spiegato il testimone.
Sentenza in primavera.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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