Viterbo – Accusato di molestie dalla vicina ed ex amica della fidanzata: “Voleva vendicarsi di lei tramite me, spinta dalla gelosia”. In dirittura di arrivo il processo al 64enne della provincia di Viterbo accusato di violenza sessuale e lesioni dalla vicina di casa della sua fidanzata.
L’avvocato Giovanni Bartoletti
Secondo la difesa sarebbe rimasto incastrato dalla rivalità scaturita dalla gelosia tra le due donne. Da una parte la “fidanzata” italiana e dall’altra la vicina di casa musulmana, presunta vittima 59enne dell’imputato. Che il giorno dei fatti avrebbero litigato da mattina a sera. Martedì davanti al collegio, a distanza di cinque anni, è stata la volta della versione dell’imputato.
Era l’ora di pranzo del 27 novembre 2020 quando il 64enne si è recato dalla fidanzata.
“Già stavano litigando, la vicina dava della ‘puttana’ alla mia fidanzata e lei le rispondeva ‘cornuta’. Sono state amiche fino al giorno in cui il marito della vicina non è salito da lei per un lavoretto e si è anche fermato a prendere un caffè. Credo le abbia fatto delle avances e la moglie non l’ha presa bene. Da lì è scattata la gelosia. Lei la provocava e la mia fidanzata le rispondeva”, ha spiegato l’imputato, difeso dagli avvocati Corrado Cocchi e Giovanni Bartoletti, mentre la 59enne si è costituita parte civile con la legale Dominga Martines.
“Io non c’entro. Come tante altre volte, sono stato solo spettatore”, ha sottolineato l’imputato, che aveva l’abitudine di recarsi un paio di volte a settimana a trovare la fidanzata. Il battibecco tra le due donne sarebbe proseguito a più riprese fino a verso le cinque del pomeriggio quando, secondo l’accusa, incontrando la 59enne fuori casa l’uomo avrebbe approfittato per molestarla mentre lei aveva le mani impegnate a reggere una bracciata di legna.
Ultimo testimone dell’accusa un carabiniere, vicino di casa delle due donne, il quale ha sottolineato come la presunta vittima fosse “petulante” nei confronti della vicina. “Si lamentava in continuazione, aveva sempre qualcosa da ridire sul suo conto. Come mi incontrava, veniva a fare le sue rimostranze. Io le dicevo di rivolgersi non a me quando ero fuori servizio, ma alla stazione”, ha detto.
Durante il dibattimento la figlia 29enne della fidanzata dell’imputato ha testimoniato per la madre, nel frattempo deceduta.
“Mi chiamarono al telefono sia mia madre che la vicina musulmana, ma nessuna delle due fece parola dell’imputato – ha riferito – entrambe mi dissero solo che avevano litigato. E non era una novità, perché la 59enne era gelosa di mia madre. Essendo lei musulmana, dopo avere stretto in un primo momento amicizia, aveva preso a considerarla una poco di buono, scoprendo che era una ragazza madre e mi aveva cresciuta da sola. Poi mia madre aveva frequentazioni maschili e beveva alcolici, quindi dal suo punto di vista era una donna di facili costumi e glielo diceva”.
“Mamma è morta due anni dopo, nel 2022, ma già all’epoca non stava bene e aveva dovuto lasciare il lavoro – ha tenuto a dire la 29enne – il fidanzato le stava vicino e la aiutava anche economicamente, portandole la legna e pagandole qualche volta le bollette. Lei, che peraltro litigava in continuazione col marito, era gelosa della mamma. Gelosa della gentilezza con cui il marito trattava la mamma, e gelosa della sua frequentazione con l’imputato”.
A dicembre, discussione e sentenza.
Articoli: Lo accusa di violenza, spunta la pista della rivalità con la vicina – Palpeggiata dal fidanzato della vicina, i figli della vittima: “Mamma sconvolta” – Accusa di violenza il “legnaniolo” della vicina di casa: “Mi ha toccato due volte sotto la gonna”
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY